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Gli Incredibili 2

Il monitor è il Cattivo

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Torna sugli schermi la simpatica Famiglia Parr, dopo 14 anni, e forse sono troppi, in un sequel che non si attendeva con particolare intensità. La vena “metoo” mette in primo piano Elastigirl ma è chiaro che non può farcela senza il marito e neppure entrambi senza i ragazzini, quindi ode alla famiglia, non sia mai che ce ne dimentichiamo. Del resto è vero che mai come oggi i veri super-eroi sono i padri e le madri alle prese con un mondo sempre più difficile. Che di femminismo dell’ultima ora, di rivendicazione femminile e di politica correttezza nei film ne abbiamo le tasche abbastanza piene. A quando un film Disney con un gay come protagonista? Ma accuratamente positivo, peramordiddio, che sennò sai le polemiche. Questa volta è Elastigirl a venire precettata da una potente company che dal campo della comunicazione può fare tanto bene al mondo (o tanto male). La supereroina sarà dotata di una microcamera che trasmetterà in diretta al mondo le sue azioni, dimostrando inequivocabilmente come la sua presenza, e quella dei suoi “colleghi”, sia indispensabile. Mentre in precedenza per fare del bene alla società era meglio agire di nascosto perché come dobbiamo ricordare dal vecchio film (e come poi ci ha ben mostrato tutta la cinematografia “seria” degli anni successivi), gli umani “normali” non amano troppo questi eroi che provocano sfracelli, mentre li stanno difendendo da pericoli vari. Castigati duramente dopo il fallimento della missione contro il malvagio Minatore, i Nostri sono finiti relegati in uno squallido motel, confinati in una vita che però non soddisfa nessuno, né i due adulti né i due ragazzini e non parliamo del vispo neonato Jack-Jack, che mostrerà come la fusione fra super-dotati possa davvero creare piccoli, simpaticissimi mostri. Aggiungiamo un gruppetto dei cattivi composto da figure tratteggiate velocemente senza particolare carattere, e molta azione a ritmo vertiginoso (eppure si avverte lo stesso l’eccessiva durata di 125 minuti) per un action in animazione dalla solita ricchezza visiva, coloratissimo e spiritoso nel suo mix Bond/X Men/Supereroi (impressiona accentuata dalla colonna sonora), dove comunque i super eroi sono dei diversi, amati/odiati, alle prese con i canonici problemi. L’eroe “fa” (e “facendo” si può sbagliare), il popolo guarda (e critica), aizzato dai media, dai social, rimbambito e deviato da un’informazione manipolata, strategicamente indirizzata, quindi c’è spazio pure per una spolverata di attualità, anche se appunto il tema che più sembra risaltare è quello del ribaltamento di ruoli. La situazione qui è infatti perfettamente speculare al primo episodio, la femmina viene precettata e il maschio resta nel nido ad accudire la prole. Ovvio testosteronicamente parlando che i moventi di papà Bob erano più superficiali, l’omone oltre al desiderio di portare benessere economico alla famiglia, era gratificato dall’attenzione nei suoi confronti, dalla bella vita alla Bond. Mentre è più nobile l’intenzione di mamma Helen, che con il suo lavoro pensa davvero di fare del bene. Ma guardatevi dalle letture sul “maschilismo” del marito, sono letture che assecondano l’ottica distorta di questi tempi di isterismo collettivo, cui anche la critica ufficiale (specie i critici più giovani) si adegua senza sapere bene di cosa si parli. Oggi passa per maschilista, soprattutto per gli uomini che vogliono fare i “politicamente corretti”, qualunque comportamento che una donna sa benissimo di accettare con una scrollata di spalle, perché è così dai tempi delle caverne e così sarà fino alla fine dei secoli, senza che se ne soffra particolarmente. Noi siamo ancora fra quelle che non si indignano se un uomo le apre la porta. Quanto al doppiaggio, quello americano comprende nomi notissimi ma non ci possiamo lamentare di quello nostrano, che vede le voci di doppiatori professionisti affiancati da celebrities di varia provenienza (c’è pure Bebe Vio a fianco di Isabella Rossellini, e Tiberio Timperi e Ambra Angolini). E la mitica Edna ha la voce dell’autoironica Amanda Lear, mentre nell’originale si divertiva a farla proprio il simpatico Brad Bird, regista e sceneggiatore anche di questo episodio, uomo Pixar che chissà se rimpiange i tempi passati.

carino

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