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Frozen II - Il segreto di Arendelle

Che occasione sprecata

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Nel 2013 Disney ha imbroccato un film di gran successo come Frozen, storia nuova, non il solito remake/aggiornamento di roba già masticata. Stratosferici incassi (si dice circa un miliardo e 300 milioni di dollari), anche come homevideo e iTunes, merchandising alle stelle, premi a non finire fra cui un Golden Globe e due Oscar, di cui uno alla canzone All’alba sorgerò, divenuta un fenomeno su youtube per le infinite cover e parodie. Ne sono stati tratti anche un musical e un videogame. Invece di battere il ferro finché è caldo, la produzione ha aspettato ben sei anni per un secondo capitolo, dopo aver alimentato un po’ l’hype con il corto Frozen Fever del 2015 e un altro breve episodio, Frozen – Le avventure di Olaf. Purtroppo, come spesso accade, il sequel non è all’altezza del predecessore. Anzi è nettamente inferiore, un prodotto degno tutt’al più di un passaggio direttamente nel canale televisivo. E dire che di tempo per inventarsi una storia un po’ più sostanziosa ce n’era. A essere carente è proprio la trama, che si cerca di rimpolpare con un numero esagerato di canzoncine insapori (magari a conti fatti saranno tante quante quelle di altri film, anche tante quante quelle del primo capitolo, che a parte la hit, non si imponevano all’orecchio), ma la pochezza della storia e della qualità musicale rende ogni inizio di gorgheggiamento esasperante. La favoletta: Elsa è sempre distrattamente Regina della sua bella Arendelle, Anna fa come sempre la sorellina vivace ma assennata e così protettiva, perché preoccupata per il carattere di Elsa, da diventare un filo molesta. Kristoff è il solito simpatico pasticcione, che non riesce mai a trovare il momento adatto per chiedere la mano di Anna, la renna Sven e l’omino di neve Olaf sono sempre loro, e per fortuna, perché sono la cosa migliore della storia. Che racconta come Elsa, attirata da magiche voci, decida di avventurarsi nella misteriosa Foresta su al Nord, dove tanti anni prima si era consumata una strage fra il Re suo nonno e una tribù locale. Dopo varie avventure, perderà di vista la sua amata sorellina e affronterà pericoli e mostri, mentre Anna non smetterà di cercare di raggiungerla, con l’aiuto degli altri tre personaggi. Tutto ruota intorno a una diga, all’acqua che ha memoria. Giustizia trionferà e l’amore della piccola famiglia ancora una volta vincerà. Come già in Maleficent 2, torna un tema che evidentemente oggi sta a cuore alla “dirigenza” Disney: non sempre ce la raccontano giusta, visto che la storia viene poi narrata dai vincitori. Che magari non erano tanto buoni, così come i “cattivi” non lo erano poi tanto. Allusione alle molte colpe della loro Nazione? Mah, attenzione che il discorso potrebbe essere applicato a etnie più rischiose. Come nel primo film, in italiano Enrico Brignano doppia il pupazzo Olaf (Josh Gad in originale), Paolo De Santis è Kristoff (Jonathan Groff), mentre Serena Rossi e Serena Autieri danno voce alle principesse (Kristen Belle e Idina Menzel). Bei disegni, bei panorami, ma solo dopo un’ora la narrazione si vivacizza leggermente ma si continua a sbirciare compulsivamente l’orologio. E in un film che dura 140 minuti è gran brutto segno. Pensiamo che anche una piccina che ai tempi aveva adorato i protagonisti, oggi, sei anni dopo, un po’ si annoierebbe. Nessun corto prima del film (almeno alla proiezione stampa) e scenetta non indispensabile alla fine dei titoli di coda.

Noioso

5