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Fratelli nemici

I legami che uccidono

di

Una Parigi così lontana dagli Champs Elisée da risultare quasi irriconoscibile, banlieu delle banlieu a perdita d’occhio, prevalenza di etnie nord-africane, bande di piccoli e grandi spacciatori, fumo e coca, squadre di Polizia e bande di trafficanti. Questo è il panorama del bel film Fratelli nemici, diretto da David Oelhoffen dopo Loin des hommes, ottimamente interpretato da Rada Kateb (il poliziotto) e Matthias Schoenaerts (il delinquente). La squadra antidroga usa spregiudicatamente un informatore per arrivare ai vertici di un giro di coca, ma qualcuno lo ammazza. Mentre infuriano le polemiche fra i corpi di Polizia, anche fra i trafficanti le cose non vanno meglio. Coinvolti nel regolamento di conti finale saranno personaggi che hanno avuto un’infanzia in comune, costretti poi dall’ambiente a scegliere se restare o migrare in campo nemico. L’azione è sorretta da una colonna sonora che si impone all’attenzione, per come sostiene costantemente la narrazione, per la capacità di instillare inquietudine, ansia, opera del musicista elettronico Superpoze (Gabriel Legeleux). Fratelli nemici è uno dei sempre graditi polar francesi, un film sobrio, asciutto, con dialoghi essenziali, nessun cedimento sentimentale, privo di retorica nel descrivere sia poliziotti sia delinquenti, nella lotta vana contro una piaga come il traffico di droga, che colpito da una parte, rispunta più forte di prima da un’altra. Nessuno del film è fratello di sangue, tutti sono fratelli nella disgrazia di essere nati da una certa parte della città, in un certo gruppo etnico, in una certa classe sociale, da cui ci sono pochissime occasioni per fuggire. Una sarebbe fare il poliziotto. Ma a che prezzo. Del resto chiunque abbia degli ideali, dei doveri morali anche fuorviati, il suo prezzo lo pagherà, in un campo o nell’altro.

Da vedere

8