MovieSushi

Fire Squad: Incubo di fuoco

Il fuoco è sacro

di

Arizona, stato americano dove gli esperti guardano gli alberi e non vedono piante ma “carburante”. Nel senso che saranno la materia che nutrirà e farà correre gli incendi, piaga che data la siccità e i venti affliggono l’area costantemente. E non bastano gli aerei che dall’alto sganciano bombe d’acqua, si deve intervenire da terra, rischiando la vita, per fare zone di “terra bruciata” dall’uomo che limitino, contengano il fuoco che si è scatenato. Il film diretto da Joseph Kosinski, dopo Tron: Legacy e Oblivion, rilabodando l’articolo No Exit di Sean Flynn, racconta la storia (vera) di un’unità locale di pompieri il Granite Mountain Hotshots, che dopo lunghe e difficili prove era riuscito ad ottenere lo status di corpo di soccorso ufficiale. Riconoscimento non secondario anche da un punto di vista economico, perché finalmente avrebbe dato il via al finanziamento statale e in quei luoghi non è che abbondino i posti di lavoro. Ma nel 2013 a Yarnell (lontano nord/ovest di Phoenix) si è scatenato l’inferno, con conseguenze drammatiche. Quando si fa un film su un evento talmente tragico, su un gruppo di uomini che fa uno dei mestieri più stimati, ammirati rispettati, davvero eroico, ancor più di quello del poliziotto, (i veri “brave” dell’inno nazionale sono loro, come cita il titolo originale Only the Brave), per trattare quello che è stato per il corpo dei pompieri la seconda strage dopo l’11 settembre quanto a perdite di uomini, non si può che approcciarsi col massimo rispetto, rischiando però, prima della fine, perfino un po’ di noia, nelle dettagliate descrizioni delle loro missioni, delle vite private di quella normalità da “frontiera” western appena più moderna. Lungo i 133 minuti del film entreremo nelle loro vite con normalissimi problemi, famiglia da conciliare con un lavoro rischioso ma guai non averlo, donne da conquistare per i più superficiali, da conservare per i più maturi (grande storia tra il protagonista Brolin e la sempre e ancora di più bellissima Connelly), traumi da guerra da tenere sotto controllo. Solo uno, che entra a far parte del gruppo in corso d’opera, è più problematico, ex ragazzo che si era buttato via con la meth e si riabilita con il duro mestiere. Gente convinta della sacralità quasi del proprio mestiere, insomma, che salva territorio, che salva persone, la cui vita ruota attorno al fuoco. Ma poi arriva il finale e se lo spettatore fino a quel momento si era aspettato Backfdraft o Squadra 49 e magari sta storcendo il naso, rischia di restarci male. Perché certe volte un film è anche questo e se per arrivare a raccontarci certe storie si prende troppo tempo o lo fa troppo pianamente resta più che rispettabile. Sui titoli di cosa la bella Hold the Light di Dierks Berkley, mentre al saloon Jeff Bridges si diverte a cantare e suonare dal vivo il grande classico Riders in the sky. Per dire che aria si respira nel film. Che è girato con uno stile quasi documentaristico, un reportage da una zona di guerra, anche per l’insistenza su valori tipici dei gruppi di combattenti stretti per affrontare un nemico comune, in cui nessun uomo sarà lasciato indietro e la solidarietà, la fiducia sul compagno sono basilari. Con tutte le difficoltà che ne conseguono, fra cui principalmente le relazioni con chi sia al di fuori di quel “cerchio di fuoco”, famiglia, amici, politici. Ottimo cast di facce note e notissime, titoli di coda con le foto dei veri pompieri.

elegiaco

7