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Finché morte non ci separi

Le regole del matrimonio

di

La giovane Grace sta per sposarsi con l’innamorato Alex, lui bel ragazzo dall’aria civile, è rampollo di famiglia miliardaria, i Le Domas, che ha fatto i soldi con i giochi da tavolo; lei, bella e chic, ha un passato più faticoso, di affidi e famiglie temporanee. Per questo è malvista dalla famiglia di lui, che di suo però mette in fila una collezione di tipi bizzarri. Ma sono ricconi, sia sa che è gente un po’ stramba, se lo possono permettere. La sontuosa magione di famiglia, una villa isolata fra campagne e boschi, dove vengono celebrate le nozze, diventerà teatro di un massacro. Perché la Famiglia Le Domas ha un’insolita tradizione, di cui abbiamo avuto un assaggio nel prologo, per cui ogni nuovo membro deve assoggettarsi a un cruento rito e anche Alex, pur renitente, non può aiutare Grace più di tanto. L’alternativa sarebbe andarsene, ma nessuno vuole rinunciare a una vita di agi. E poi ci sono altri fratelli e sorelle con rispettivi coniugi, che sarà mai che la determinata novella sposa non possa affrontare? Fra solenni saloni, imponenti scalinate, angusti stanzini, corridoi infiniti e labirintici passaggi segreti, con anche un’irruzione all’esterno, si svolgerà una lunga caccia, lunga quanto la notte. Alle prime luci dell’alba chi, quanti siederanno sulle rovine fumanti? Ben assortito il cast, la sposa, che quanto a look si ritroverà a far invidia a quella di Kill Bill, è interpretata da Samara Weaving, nipote del più noto Hugo, una notevole somiglianza con Margot Robbie. Andie MacDowell è la terribile suocera, Adam Brody è l’incerto cognatino, tutti gli altri sono facce note, da altri film o serie tv. Nella sceneggiatura c’è la mano del mitico Ryan Murphy e si nota, che scrive la storia insieme al meno noto Guy Busick, mentre alla regia abbiamo una coppia, Matt Bettinelli-Olpin, attore oltre che regista, al suo terzo lungometraggio, e Tyler Gillett, dalla carriera più corposa, già con l’amico in un paio di altri film. Per lo svolgimento della trama è stato ricordato Get Out, ma si tratta di storie dallo svolgimento e dai significati molto diversi. Qui ci si deve un po’ sforzare per cercare una qualche metafora, che si risolve in una convenzionale accusa al mondo dei ricconi, disposti a qualunque nefandezza pur di mantenere le loro posizioni (c’è in ballo un patto con un misterioso personaggio). Mai trascurare però la determinazione del proletario, anche all’interno del Sistema, quando è in gioco la sua sopravvivenza. Ready or Not, questo il titolo originale al posto del nostro prolisso “Finché morte non ci separi”, resta una divertente commedia horror assai splatter, un film di “caccia” con momenti assai godibili, a tratti all’insegna del demenziale, in funzione dello spasso più elementare.

Spassoso

7