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Fantastic 4 - I Fantastici Quattro: Recensione

di

"Famolo" dark

Lamentavamo nei giorni scorsi, a proposito dell'horror, come la pratica di raschiare il barile non sempre dia buoni frutti. Anche nel campo dei super eroi c'è questa tendenza nefasta e questa terza edizione dei Fantastici Quattro non fa che confermarlo. Mai fortunati nelle loro trasposizioni cinematografiche, i Fantastici 4 arrivano oggi sugli schermi in una nuova versione, con un cast più giovane e la regia di Josh Trank, nome molto promettente dopo l'interessante Chronicle.

Pare sia stata una lavorazione tormentosa e si parla di polemiche fra il regista e la Fox, la sceneggiatura opera di cinque autori è stata ancora rimaneggiata dal regista e poi pare ci abbia messo mano anche la produzione e tutto questo ha incoraggiato un certo scetticismo nei confronti del progetto, che alla fine della visione è confermato. Amici dalle elementari al liceo, Reed e Ben (Teller e Bell) lavorano insieme ad un trasportatore di materia. Sono presi sotto l'ala protettiva dal Dottor Franklin Storm, anziano ricercatore della multinazionale Baxter, che vede in questi giovani la possibilità di rimediare agli errori della propria generazione, trovando un luogo da cui ricavare nuove fonti di energia da trasferire sul nostro ingordo pianeta. Stabiliscono così un collegamento con il Pianta Zero, per questo motivo concupito dai militari, con i quali trama l'amministratore delegato della Baxter. Reed si mette al lavoro sul progetto insieme a Sue e Johnny, i due figli adottivi di Storm, e a Victor, genio asociale di maggiore età, imprudentemente riammesso nel team dal troppo sentimentale Dottore. Richiamato nel gruppo anche Ben, di loro iniziativa, con l'entusiasmo incosciente della loro età, tutti decidono di sottoporsi all'esperimento di persona. Nell'incidente che ne consegue Victor viene dato per disperso e gli altri acquisiscono le note doti. Tutti, tranne Reed, che si dà alla fuga, accettano di collaborare con il governo, usati come armi in attesa di trovare una cura. Perché ovviamente, come da copione odierno, nessuno di loro è contento dei poteri conquistati (possiamo comprendere lo scontento sopratutto della Cosa) e aspetta solo di liberarsene e tornare alla vita di prima. Alla fine, riuniti forzosamente, dovranno affrontare il redivivo Victor, divenuto Dottor Destino, che dotato di poteri devastanti in simbiosi con il suo nuovo pianeta, ha deciso a proteggerlo dalla distruttiva umanità, creando un buco nero che comincia a risucchiare la Terra. Pochissima azione, pochi effetti e non eccelsi, e ci si accorge di essere arrivati a metà film nell'attesa che, come si usa dire, la materia quagli. La specularità fra la personalità del personaggio e la mutazione subita era più chiara perfino nel fumettoso film del 2005, perché i personaggi qui sono troppo poco approfonditi. Si pone più volte l'accento sul senso di famiglia (solo uniti si vince), l'atmosfera è cupa e doloroso è il rapporto fra Reed e gli altri amici, feriti dalla sua fuga iniziale. Appena accennata la trama sentimentale, con l'attrazione di Victor nei confronti di Sue, che mostra invece una blanda simpatia per Reed. Tutto questo appesantisce inutilmente una storia che aveva altre tinte, tratta da un fumetto elementare, con personaggi semplici, senza troppi rovelli psicologici ed esistenziali, litigiosi e polemici ma profondamente legati fra loro, gli eroi più pop del panorama Marvel (sono stati creati nel 1961). Sprecati gli interpreti, che sono nomi in ascesa, già messi alla prova con esito migliore in altri film. Due notazioni a margine: 1) dove Victor/Destino avrà trovato sul pietroso Pianeta Zero la stoffa per confezionarsi il mantello col cappuccio? 2) Quelli che si sono lamentati di come venivano trattati i buchi neri in Interstellar, qui potrebbero cadere preda dello sconforto.

 

Un brutto film, e basta

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