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Famiglia allargata

Il cliché più fastidioso

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Forse per un uomo single e donnaiolo è meglio trovarsi spalleggiato da qualche amico, in certe circostanze. Per dire che se l’erano passata meglio i tre scapoli alle prese con un singolo bebè nel film francese del 1985 (con remake americano del 1987). Come pure Famiglia allargata è assai lontano da Famiglia all’improvviso, il successo con Omar Sy. Questo perché i personaggi maschili, pur all’interno di un cliché, erano così ben descritti da far scattare una molla di comprensione nei loro confronti, anche di simpatia da parte addirittura di un pubblico femminile. Ma questo non succede mai nel caso del protagonista di Famiglia allargata, che ripropone queste situazioni con qualche variazione. Antoine, scapolone 40enne godurioso, appesantito dalla sua vita sregolata, improvvidamente si trova come coinquilina una bella, giovane donna in fase di separazione, ambita preda. Ma la donna è dotata di due infernali bambini sui 6/8 anni. Nel bell’appartamento parigino, fino a quel momento Antoine aveva avuto come inquilino un maschione come lui, per cui le serate erano un party costante all’insegna delle avventure più casuali e disimpegnate, con fumate e sniffate annesse al molto alcol. Il problema è che l’uomo non solo deve difendere la sua privacy dai due marmocchi (alquanto fastidiosi e assai poco educati va detto), ma non può nemmeno sfogarsi con gli amici, nei quali susciterebbe sarcasmo invece che l’abituale invidia. Ma anche la donna ha i suoi problemi, a parte l’ingrugnito e ostile coinquilino. Lui è Arnaud Ducret, attore comico di matrice televisiva, lei è Louise Bourgoin, lontani i tempi dell’Adéle di Besson o del piccina Nicolas. Fin dal primo fotogramma, ma anche prima, leggendo il pressbook, anche l’ultimo degli sprovveduti sa come andrà a finire, ma non nelle linee generali, proprio con precisione, nel susseguirsi dei passaggi nella narrazione, nelle battute, in tutto. E non funziona il trucchetto di preannunciare un cliché per poterlo poi sfruttare impunemente. Cliché abusato resta e basta. Nulla aiuta a dare un giudizio più tenero, i personaggi sono tutti antipatici, per nessuno scatta simpatia o solidarietà (bambini compresi), in un prodotto che definire televisivo sarebbe un complimento esagerato. Ci chiediamo perché investire su certi film, indirizzati forse ad anime semplicissime, a un pubblico senza pretese e diseducato cinematograficamente. Quando si sente ridere di gag penose, anche senza atteggiarsi ad Einstein, si prova sempre un po’ di disagio e ci interroga molto, su di noi, sugli altri.

irritante

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