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Falling – Storia di un padre

Certe cadute si possono frenare?

di

John è un uomo gay pacificato, che vive serenamente a Los Angeles con il suo compagno Eric e una figlia adottiva, Monica. Ha un ottimo lavoro, una bella casa, è ben inserito socialmente. Ma non è stato sempre così. John ha passato la sua infanzia in un mondo ben diverso, un duro ambiente rurale nell’Illinois, soggetto a un padre intransigente, ostile, fascistoide e assolutamente non tollerante dei confronti della sua inclinazione, come di nulla non coincida con il suo retrivo pensiero. Willis era stato un uomo che era partito nella vita con aspettative forse più elevate ma che ha abbandonato la parte migliore di sé lungo la strada, ha perso due mogli che entrambe sono state deluse da lui e lui ha odiato equamente, confondendole l’una con l’altra anche dopo la loro morte, parlandone sempre con disprezzo. Dopo anni di separazione, sono costretti a ritrovarsi perché la salute di Willis sta peggiorando e l’uomo fra poco non sarà più in grado di accudire se stesso. E ingiusto sembra a John infierire adesso sul genitore, che ha però mantenuto tutta la sua arroganza da poveraccio, la villania gratuita da ignorante, i pregiudizi odiosi che hanno permeato la sua esistenza. Nel contrasto costante fra l’aspro vecchio aggressivo e il troppo mite e in fondo da sempre intimidito figlio, verranno a galla tutte le incomprensioni, i rancori, le ferite inflitte a John dal padre e al padre dalla vita, in una serie di flashback talvolta veloci come lampi della memoria. Nelle stesse condizioni di John, disagio e rancore mascherati da una gentilezza quasi incomprensibile, è la sorella (Laura Linney, splendida come sempre anche in poche battute). Le generazioni nuove, la figlia adottiva di John e del suo civilissimo partner, e i figli della sorella, guardano con fin troppo educata compitezza il vecchio ingestibile, sboccato e volgare, fino ai limiti di sopportazione che qualcuno però raggiunge. Cosa si può fare per aiutare l’uomo a curarsi, a finire i suoi giorni accudito e non abbandonato a se stesso? E farlo ha senso per il suo bene o per il bene di John, che ha deciso di assolvere i suoi doveri di buon figlio fino all’estremo? E magari non capisce che certe lotte sono perse e certi campi vanno abbandonati senza rimpianti? Che certe cadute non si possono attutire? Ottime le prestazioni degli attori, alle prese con personaggi sfumati anche là dove sembrerebbero di maniera. Viggo Mortensen, che oltre a scrivere anche dirige per la sua prima volta, è stato contestato dalla follia dell’odierno “politicamente corretto” in quanto non gay e quindi non avrebbe dovuto osare questa interpretazione. Offre invece una sobria prestazione, che rende credibile un personaggio anche troppo beatificato. Falling però concede soprattutto a Lance Henriksen l’occasione per mostrare che è capace di recitare davvero, dopo una lunga carriera a fare “cattivi” memorabili. E qui è un “cattivo” davvero insopportabile, che fa prudere le mani, eppure capace nei suoi attimi di straniamento, di essere toccante, riuscendo a rendere umano, in qualche modo comprensibile anche se mai condivisibile, un odioso vecchiaccio. Cronenberg si diverte a comparire in un cameo in nome della sua lunga amicizia con Mortensen. Si può non essere del tutto d’accordo con l’atteggiamento del protagonista, con la sua scelta che tocca vette di gandhiana tolleranza nei confronti di un uomo che anche ormai cadente è ancora capace di istintive reazioni violente e in questo senso Falling sembra un film fin troppo edificate, dove l’infinita pazienza con cui il figlio sopporta l’orrido e immeritevole genitore non apparterrebbe neanche a un santo. Ma si dirà, avrebbe senso infierire su un vecchio, ormai stravolto dalla demenza, che confonde vivi e morti e reagisce con rabbia ancora maggiore a questo nuovo affronto che la vita gli impone? Per queste e altre riflessioni che la sceneggiatura suggerisce, Falling merita una visione. Confermando che le ferite inflitte nei primi anni ci influenzeranno per tutta la vita ma, se si vuole, se fermamente si vuole, una via di salvezza c’è e la catena di brutalità e cattiveria si può interrompere. Vale in molti campi, non solo negli affetti.

toccante

7