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Euforia

L’allegria artefatta

di

Roma, la città ricca dei professionisti del lusso, degli alto- borghesi inseriti nei luoghi che contano, della gente bene che vive con qualche vizio. Matteo giovane gay sobrio e di gran successo, crea fantasmagoriche scenografie per eventi di arte e di mondanità e vive nel lusso di una vita dall’organizzato edonismo. Il mondo è la sua ostrica. Si ammala gravemente, irrimediabilmente l’amato fratello Ettore, rimasto nella provincia a fare l’insegnante, un’esistenza riservata all’opposto di quella del fratello. Matteo si impossessa della situazione, tiene all’oscuro della gravità della cosa fratello, famiglia, amici, per gestirla a modo suo, all’insegna di un vitalismo, di un ottimismo, di una leggerezza che lui per primo non prova. Ma lui di mestiere organizza illusioni ottiche bellissime, ricrea realtà più fascinose del reale. Chi meglio di Matteo potrebbe far arrivare Vittorio alla fine dei suoi giorni velando la tragedia della situazione, camuffando e manipolando la triste verità? Perché lo fa, per sublime egoismo, per sentirsi artefice di altre vite, per aggiungere un successo ai suoi tanti blasoni professionali, per soffrire di meno lui stesso? O per sublime altruismo, per non far soffrire chi lui ama, per allontanare il momento in cui non si potranno più raccontare favole? Il merito della riuscita del film sta, oltre che nella scrittura sempre sobria, nella scelta dei due protagonisti, al loro meglio. Riccardo Scamarcio trova a quasi quarant’anni il suo ruolo più bello, mentre suo perfetto contraltare è Valerio Mastandrea, perfetto come sempre. Pur disperdendosi nei rivoli di tante piccole narrazioni laterali, il film diretto da Valeria Golino su una sceneggiatura cui ha partecipato, riesce a non smarrirsi mai e arriva a dire molte cose, sulla solitudine di certi successi, sulla “diversità” che sempre tale resta, sulle scelte che si finiscono per fare senza indagare perché, sulla malattia e la sua accettazione e, su tutto, sull’accoglienza dell’inevitabile. Elaborate, elaborate, qualcosa resterà.

toccante

8