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Escape Room

Risolvi o muori

di

Un attimo di perplessità assale, nel leggere il titolo che, originale e italiano, è identico a quello di ben due film del 2017. Ma si sa che l’argomento è di moda, che questo tipo di gioco si è diffuso e quindi pazienza. Le Escape Room sono nate su ispirazione del mondo dei videogiochi, che per primi le hanno inventate, ma anche di tv show inizialmente molto graditi in Estremo Oriente (sarà per il fondo di sadismo implicito nel gioco). Sono stanze con particolari allestimenti, nelle quali i partecipanti vengono rinchiusi. Grazie a una serie di indizi da decifrare troveranno la via d’uscita. Forse. Dal film si sa cosa aspettarsi, un gruppetto di sprovveduti incauti si lascia coinvolgere in un gioco che diventa una feroce lotta per la sopravvivenza, in cui affiorano istinti primari, inconsce rivalse, profondi traumi creduti rimossi. E infatti così sarà. Quattro uomini, di varia età, e due giovani donne, chissà perché accettano un misterioso invito a partecipare a un gioco che implica la fuga da un’escape room, come premio li attendono 10.000 dollari. Chiaro che tutto andrà come loro non si aspettano e invece lo spettatore si aspetta benissimo, inanellando la solita sequela di macchinari di ultra-diabolica ingegneria, che somministrano castighi crudeli a ogni errore, provvedendo alla graduale eliminazione dei concorrenti. Che poco alla volta scopriranno perché sono stati scelti, rivelando cose dei rispettivi passati. Mai accettare inviti da sconosciuti. I personaggi sono di elementare semplicità al servizio di un meccanismo abusato, con un finale davvero assurdo, ancora più sopra le righe del prevedibile, dell’accettabile. Un paio di “stanze” hanno almeno un minimo di originalità nel loro diabolico meccanismo, originalità che latita per tutto il resto del prodotto. Inevitabile riandare col pensiero ai tre film della serie The Cube, criptici assai ma a modo loro però più sofisticati (per Saw il discorso è diverso, qui né macchinari né sadismo raggiungono quelle vette splatter). Cast di facce piuttosto note, troviamo la Jessica di True Blood nonché Karen di Daredevil, cioè Deborah Ann Woll; Taylor Russel era il Lost in Space; Tyler Labine è uno del cast di New Amsterdam e Jay Ellis lo ricordiamo in Insecure. Alla fine compare il corpulento Yorick van Wageningen, che ricordiamo detestabile in Millennium – Uomini che odiano le donne. Dirige Adam Robitel, una carriera nell’horror come regista (Insidious – L’ultima chiave) e come sceneggiatore (Paranormal Activity: Dimensione fantasma). Si dice che l’uscita del film sia stata rimandata, dopo l’incidente dei primi di gennaio in una room della Polonia, in cui sono morti cinque partecipanti minorenni, chissà.

Troppo derivativo

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