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Escape Plan 3 – L’ultima sfida

Fuga per la vendetta

di

A Sylvester Stallone, attore amato ben al di là delle sue capacità recitative, piace la serialità. I suoi film degli ultimi anni fanno tutti parte di cicli narrativi, alcuni assai lunghi: Rocky (con l’estensione di Creed), Rambo, i “sacrificabili” Mercenari. E una serie anche se minore è pure Escape Plan, iniziata nel 2013, con un film in cui Sly compariva al fianco di un altro mito del cinema d’azione, Arnold Schwarzenegger, che era già stato con lui (anche se uncredited) nel primo dei Mercenari nel 2010, per tornarvi nei due seguenti film del ‘12 e ‘14. Ritroviamo Ray Breslin, un esperto di sistemi di sicurezza che “testa” le prigioni più dure per trovare i loro punti deboli, che insieme a 50 Cent, dal secondo film è affiancato anche da Dave Bautista (aggiunta sempre godibile), e da un gruppetto di fedelissimi, fra cui l’amata Abigail. La struttura narrativa non è mai originalissima. Nel primo film si trattava di una pura evasione da un carcere di assoluta sicurezza ma di medievale brutalità, nel secondo (il più brutto, disconosciuto dallo stesso Stallone) doveva penetrare dall’esterno in un’avveniristica struttura per recuperare i suoi uomini. Questa volta invece dovrà vedersela con la vendetta di Lester Jr, figlio del suo ex socio Lester Clark (nel primo film interpretato da Vincent D’Onofrio). L’uomo sequestra una giovane cinese, figlia di un Paperone della telefonia, sembra per chiedere un immane riscatto. E Breslin viene coinvolto come massimo esperto del campo “estrazioni & recuperi”. Ma non pago dei soldi, Lester vuole colpire personalmente Breslin, toccarlo nei suoi affetti più profondi. Questo scatenerà la collera di Ray, oltre ogni dovere professionale. Intanto nella fortezza in disuso in cui la ragazza è tenuta prigioniera, finisce anche Shen (Jin Zhang, visto nella serie Ip Man), che ha anche lui un personale interesse nella storia. E le cose si complicheranno per i malvagi rapitori. Questo terzo episodio ha una struttura elementare (a raccontarlo sembra quasi più articolato), che permette scene di combattimento corpo a corpo e sparatorie massicce (Dave Bautista è sempre quello che ce l’ha più grosso, il fucile). Stallone invece mette la sua faccia segnata al servizio di un personaggio tipico dei suoi ultimi anni, l’uomo di potere ormai stanco del male del mondo, reso saggio da tutte le atrocità cui ha assistito e che non vede l’ora di ritirarsi. Il che permette un finale aperto, in direzione chissà di una nuova narrazione, sembrerebbe a fianco di Bautista. Ma chissà se succederà. Intanto anche qui non si risparmia, nemmeno nelle scene che finiscono a mazzate. Onorevole come sempre la sua prestazione, ma lo aspettiamo in nuovi film di maggiore interesse. Si parla perfino di un quarto capitolo dei Mercenari, più concreto il progetto su un capo famiglia mafioso (Scarpa) e su un reduce della guerra in Afghanistan, mentre Rambo: Last Blood è già in post-produzione.

Per fan di Sly

6