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Edison – L’uomo che illuminò il mondo

E luce fu…

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E’ lungo il cammino della civiltà e il progresso deve passare attraverso tante tappe, superare tanti ostacoli. Possiamo oggi immaginare di vivere in un mondo senza corrente elettrica? Ce ne accorgiamo e ci pensiamo soprattutto quando capita qualche black out. Ancora verso la fine del 1800 era invece la norma (il momento storico in cui era ambientato The Prestige di Christopher Nolan, per intenderci), mentre uomini geniali mettevano al lavoro le loro menti brillanti in una sfida che spostava sempre più in alto l’assicella del successo. Gente come i protagonisti del film Edison, in originale The Current War (La guerra della corrente), cioè Thomas Alva Edison, George Westinghouse, Nikola Tesla. Uomini diversi, di differenti classi sociali, di lontanissime disponibilità economiche. Il film racconta il loro rapporto, l’incrocio delle loro vite, mentre con sistemi tecnicamente diversi e supporti economici sbilanciati miravano allo stesso scopo, portare l’energia elettrica in ogni città, in ogni casa degli Stati Uniti. Il rischio delle biografie è sempre quello della didascalica piattezza, nel rispetto storico dei fatti avvenuti. Il regista del film Alfonso Gomez-Rejon riesce invece a personalizzare la storia, a raccontarcela con passione, a renderci partecipi di una decina di anni in cui tre personaggi, tutti anche se diversamente degni di passare alla storia, hanno intrecciato i loro destini, alla ricerca della “luce”, Dopo una prima parte che introduce i protagonisti, con la necessaria spiegazione “tecnica” delle loro diverse concezioni (corrente continua o corrente alternata), la sceneggiatura di Michael Mitnick (Vinyl) si concentra sulla guerra d’immagine combattuta non solo con l’acquisizione delle varie città, che sceglievano un metodo o l’altro per illuminare le proprie strade, ma anche con la partecipazione alla Fiera di Chicago nel 1893 e con la prima esecuzione su sedia elettrica, con la corrente alternata di Westinghouse e Tesla, ma con la supervisione interessata di Edison, a parole contrario al metodo. Intorno banchieri e finanziatori (Matthew McFadyen è J.P. Morgan), indispensabili forche caudine sotto cui devono passare anche gli inventori più geniali, perché sono i soldi a far girare il mondo, anche se le idee sono degli altri. Il film approfondisce poco alla volta i personaggi (a sorpresa il meno scontato è il Westinghouse di un sempre splendido Michael Shannon), che acquistano sempre maggiore spessore. Edison (Benedict Cumberbatch), caratteriale e non esente da umani difetti, non diventa mai la caricatura dello scienziato geniale ma incapace di intrecciare rapporti con il suo prossimo. Tesla, l’immigrato con manie di grandezza superiori perfino alla sua genialità, è reso da un glaciale Nicholas Hoult. Ben tratteggiata anche le mogli e gli aiutanti fedeli (Tom Holland senza la tuta di Spider Man è Samuel Insull). Potrebbe stupire l’anno di realizzazione iniziale del film, che è del 2017, con un cast così interessante e un attore come Cumbertbach già in quegli anni di grande richiamo. Ma per Alfonso Gomez-Rejon, reduce dal suo film precedente Quel fantastico peggior anno della mia vita, le traversie produttive e distributive sono state pesantissime. Il film, presentato a Toronto, era rimasto bloccato da varie vicissitudini dopo l’esplosione dello scandalo Weinstein, che aveva imposto un final cut d’emergenza, pressato dall’incombere della sua vicenda giudiziaria. In seguito i produttori Bekmambetov e Iwanyk avevano lottato invano con i curatori fallimentari per rientrare in possesso del film, ma solo quest’anno con l’intervento di Martin Scorsese, Gomez-Rejon è rientrato in possesso del suo film, accorciandolo di 10 minuti, aggiungendo qualche scena e chiudendolo come era sua volontà. Temiamo che il sottotitolo italiano “L’uomo che illuminò il mondo” sia dettato dal timore che oggi non molti ricordino il nome di Edison, detto “il mago di Menlo Park”, un uomo geniale, al quale dobbiamo invenzione o sviluppo di oggetti come lampada a incandescenza, fonografo, kinetoscopio e macchina da presa, ciclostile, un tipo di microfono. Edison è un bel film che, se sembra tecnico nella prima parte, finisce per essere quasi romantico nella sua conclusione, una storia di tre uomini geniali, non per questo felici, che hanno sofferto e si sono sacrificati per realizzare le loro incredibili (per l’epoca) idee, con quella convinzione (talvolta autolesionista) nel progresso e nel miglioramento della razza umana che è probabilmente quella che ci ha concesso di uscire dalle caverne.

Tecnico eppure romantico

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