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E poi c’è Katherine

Aggiornarsi o perire

di

E’ crudele il tempo che passa, nelle vite pubbliche e nel privato. Nello showbiz poi è ancora più spietato, perché capace di affossare carriere decennali, di mettere in ombra personaggi famosi e amati. Ma appunto gli anni passano, le generazioni si susseguono, i gusti cambiano e il gradimento del pubblico subisce infinite variazioni. Guai se non si è in grado di aggiornarsi, specie se si pensa che aggiornarsi significhi sminuirsi, correre dietro alle mode dall’alto di una posizione di granitica superiorità. Così ha fatto Katherine Newbury, da trent’anni conduttrice super-premiata di un Late Show (questo il titolo originale), su cui si sono modellati poi i vari Kimmel/Fallon/Leno,/Corden/Meyers/O’Brien/ De Generes (per essere chiari di che genere di show parliamo). In tre decenni l’algida e sarcastica dama non ha mai abbandonato l’accento inglese, facendo vanto delle sue fissazioni, ostile per preconcetto alle nuove mode, del tutto avversa ai social, che ignora ostinatamente, Madre-Padrona di un team di creativi tutti maschi (e bianchi e “cazzoni” da manuale), perché fondamentalmente misogina lei per prima. Ma perfino la proprietaria del network è stufa di lei e vuole estrometterla, per sostituirla con un comedian di nuova generazione, un tronfio imbecille che davvero non farebbe ridere nessun normodotato. Primo passo per cercare di cavarsi dai guai sarà assumere una donna nello staff e la sorte le manda Molly, giovane e preparata scrittrice di testi, che però lavora in fabbrica e perdipiù è indiana di origine, quindi di pelle scura e questo basta per farla rientrare nel novero delle “specie protette”, attirando su di lei il sarcasmo e l’ostilità degli altri scrittori. Sarà una lunga battaglia, per entrambe, perché avvicinare simili estremi non è facile. Tutti devono cedere un pezzettino di sé nella scalata (o per il mantenimento) del successo e le due donne (ma non solo loro) andranno incontro a parecchie disavventure per mantenere le rispettive posizioni. Storia non originalissima, trattata in modo più o meno simile in altri ambiti, ma sempre godibile, perché raccontata con ritmo e arricchita di situazioni che fanno il verso a molta realtà dell’ambiente, il tutto condito da battutine spesso brillanti. Il film è illuminato dalla presenza di una sarcastica Emma Thompson, mai stata bella come adesso, circondata da una corte ben scelta di comprimari, fra cui spiccano il bel Hugh Dancy, Reid Scott (Veep) e Denis O’Hare, gran caratterista che nelle serie tv ha trovato il giusto risalto e adesso si riconosce anche su grande schermo. Mindy Kaling interpreta Molly e anche scrive la sceneggiatura (autrice di episodi di The Office e The Mindy Project e della serie tratta da Quattro matrimoni e un funerale), immaginiamo su base vagamente autobiografica. Dirige Nisha Ganatra, regista canadese di origine indiana, che anche lei avrà trovato nella narrazione qualcosa che le avrà fatto suonare il proverbiale campanello.

Una commedia brillante

7