MovieSushi

E noi come stronzi rimanemmo a guardare

Un algoritmo ci seppellirà

di

Si dice spesso che certi generi in Italia proprio non li sappiamo fare, ad esempio la fantascienza, anche se negli anni ’70 ci sono stati alcuni esperimenti riusciti, dalla serie tv A come Andromeda a La decima vittima. Non proprio fantascienza, ma una distopia appena un po’ spostata in là, è il film E noi come stronzi rimanemmo a guardare, titolo che potrebbe rivelarsi fuorviante. Siamo ai nostri giorni appena un po’ più in là (ma di poco, pochissimo). Arturo, inventore di un algoritmo che taglia le inefficienze della sua multinazionale, resta vittima della sua stessa creazione e finisce licenziato. Ha 48 anni, in giro nei curriculum si arriva al massimo ai 40, lui è al verde, perché ha esaurito i suoi risparmi per compiacere un’antipatica fidanzata riccona, con annesso gruppo di amici anche più antipatici e cafoni. Lei tanto lo ha lasciato perché un’app ha determinato la loro incompatibilità. Prende come coinquilino Pif, professore di filologia romanza che per campare fa l’odiatore o il lodatore online a pagamento. Ma i soldi non bastano e Arturo finisce a fare il rider, per conto di un super-gruppo, Fuuber, modellato su immagine di Facebook e annessi, Amazon, Deliveroo eccetera. Una piovra insomma. Nello squallore della sua vita, trova conforto in Stella, che però è solo un ologramma, una figura femminile messa a disposizione a caro prezzo dalla solita Company. E se ne innamora. L’ologramma però corrisponde a una donna in carne ed ossa, che, chiusa in un edificio di Mumbai, ha messo a disposizione il suo corpo su cui modellare l’immagine virtuale, ovviamente da schiva tecnologica, come tutti. Arturo decide di salvarla e parte all’avventura, come un Principe che vuole salvare la Principessa rinchiusa nella torre del castello del malvagio di turno. Come in tanti film di fantascienza, da quel mondo artificiale si deve fuggire. Ma per nascondersi come, per andare dove? Come con i vampiri, noi abbiamo concesso a queste società di entrare nelle nostre vite e adesso nulla sfugge al loro controllo. Il terzo film da regista per Pif dopo La mafia uccide solo d’estate e In guerra per amore, scritto insieme a Michele Astori, è liberamente ispirato al concept Candido, del Collettivo I Diavoli, guidato da Guido Maria Brera. Il discorso non è originalissimo ma proprio perché sembra tutto scontato, non per questo non se ne può ricavare una favoletta morale, gentile e malinconica, come una versione all’italiana, meno cupa e drammatica di un episodio di Black Mirror. Senza cercare paragoni troppo “alti” (Chaplin o altri film su un’intelligenza artificiale al femminile come Her e 2049), da cui questo uscirebbe sconfitto. Il che non toglie che sia un film originale per il panorama italiano. Fabio De Luigi è composto e malinconico il giusto, Pif è mite e schizofrenico, Ilenia Pastorelli è una AI molto carnale e concreta. Ben scelte le location, a rendere l’idea di una città del futuro che è un mix fra Roma e Milano, per suggerire vuoto e solitudine. E noi come stronzi rimanemmo a guardare è un film per grandi e piccini, i grandi lo guarderanno sorridendo ma con un po’ amarezza, perché anche se enfatizzato dalla necessità di far ridere, tutto è proprio così, sta già succedendo. Ai piccini andrà adeguatamente spiegato, non per spaventarli, ma per fare sì che, almeno loro, non “restino a guardare come stronzi”.

Pessimista, con moderazione

7