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L’assedio di Silverton

In nome della libertà

di

1980 Silverton, Stato di Pretoria, Sud Africa in pieno apartheid. Alla violenza spietata del regime non si poteva rispondere che con altrettanta violenza (solo Gandhi ce l’ha fatta con il metodo opposto). Tre appartenenti al Movimento di liberazione, in fuga dopo un attentato a un deposito di carburante, fallito per una soffiata, braccati dalla Polizia si asserragliano in una banca. Una volta compreso che la loro fuga in cambio degli ostaggi sarebbe impossibile, alzano la posta e in cambio della vita degli ostaggi, accettano di lasciarsi catturare, a patto che sia rilasciato il loro leader Nelson Mandela, in galera dal 1962. Enorme, assurda richiesta che non ha mai speranza di andare in porto. Sul posto intanto sono arrivati i Corpi speciali e se già la normale Polizia non si può certo definire “buona”, ben peggiori sono i cecchini sotto il comando di un detestabile Comandante, che ne combinano tante da mettersi in rotta con il Capitano della Polizia e il suo sergente, che pure non sono certo indulgenti con i ribelli. Il film L’assedio di Silverton, visibile su Netflix, racconta un episodio realmente avvenuto e lo fa diventare uno dei molti film di assedio, dove la liberazione degli ostaggi è assoggettata al rilascio (impossibile) dell’uomo che era diventato il simbolo della lotta contro il razzismo in una Nazione che era riuscita a farsi odiare dal resto del mondo civile. Anche se, come fa notare uno degli ostaggi, un impresario di eventi sportivi americano e nero pure lui, non è che nemmeno in Alabama le cose andassero tanto bene. Fra gli altri personaggi emergono altri casi, un prete solidale con i ribelli, una donna mezzo sangue dalla pelle chiarissima, discriminata a sua volta dagli altri neri, un’impiegata che si rivelerà figlia di un personaggio molto importante. Quanto alle Forze dell’Ordine, di poliziotti, militari e agenti speciali sudafricani carogna ne abbiamo visti tanti e agghiaccianti in numerosi film, citiamo solo qualche titolo, e andrebbero tutti visti: Invictus, Grido di libertà, Mandela: Long Way to Freedom, Zulu, Il colore della libertà, The Bang Bang Club, In My Country, La forza del singolo, Un’arida stagione bianca, Il seme dell’odio (alcuni risalgono agli anni ‘70/80). L’assedio di Silverton è diretto e interpretato da gente (loro o i loro genitori) che in quel paese ha vissuto quelle situazioni. Thabo Rametsi, Noxolo Dlamini e Stefan Erasmus interpretano i tre appartenenti all’MK, nel ruolo del poliziotto “umano” si riconosce Arnold Vosloo, l’unico attore internazionale del cast, dai tempi della Mummia, rivisto di recente in molte serie tv fra cui Bosch e Jack Ryan, sudafricano di nascita. A dirigere troviamo Mandla Dube, che ha diretto episodi della serie Netflix Jiva! e il film biografico del 2016 Kalushi: The Story of Solomon Mahlangu, sul combattente per la libertà dell’ANC. Il film ha il merito di raccontare un fatto rimasto sconosciuto, uno dei tanti gesti disperati compiuti da chi, messo con le spalle al muro, non può che rispondere con una ribellione estrema. Che in mezzo ci vada a finire sempre gente innocente, sembra sia il destino dell’umanità, come la storia non si stanca mai di farci vedere. E noi non ci stanchiamo mai di non imparare.

Elementare ma onesto

6