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Dylan Dog - il film: Dylan Dog, Il film...di cui nessuno aveva bisogno

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 Una  "trasposizione" di cui nessuno aveva bisogno. L'indagatore dell'incubo, l'uomo scettico, pragmatico, ex poliziotto inserito nel contesto Londinese, accompagnato da un'arma vintage, tanto quanto la sua macchina e il suo assistente che ricalca in tutto la figura di uno dei primi personaggi comici del secolo scorso ed infine l'ispettore di polizia amico di Dylan che fa da collante fra il suo passato da dimenticare e il suo presente da scrivere. Sarebbe stato sufficiente mettere insieme questi elementi per fare di Dylan Dog un film da ricordare, anche solo per aver visto una volta tanto in forma reale, quello che da 25 anni ci viene proposto solo come fumetto. Purtroppo il regista, Kevin Munroe, ha deciso di complicarsi e complicarci la vita, facendo un film che non sembra affatto la trasposizione del fumetto, ma piuttosto, un lungometraggio su un tizio che casualmente si chiama come il proprio idolo, appunto Dylan Dog e che quindi si diverte a riproporne solo alcuni dei tratti, per altro quelli più superficiali, come l'automobile, l'arma che usa o la famosa esclamazione "Giuda ballerino". Il fido aiutante, non Graucho Marx (non presente per problemi di diritti d'autore), è Marcus un giovane ed inetto zombie in preda a quasi 2 ore di attacchi isterici senza un minimo di spessore e reale supporto alla storia. Il clima londinese è sostituito da una Americana e meno caratteristica New Orleans. Insomma, tutti gli elementi fondamentali che rendono quasi ogni fumetto di Dylan Dog, in potenza, uno script efficace, sono stati estirpati e banalizzati nella migliore tradizione Americana di banalizzazione di storie e personaggi. L'ultima speranza per salvare il salvabile poteva risiedere nell'attore protagonista, ma la scelta del monoespessivo e ceruleo Brandon Ruth sembra quasi urlare la disperata voglia del regista di fare un pessimo lavoro da dimenticare al più presto. Dopo che i fan di Dylan Dog (o meglio, i puristi) avranno visto questo B movie ispirato al personaggio di Tiziano Sclavi (omaggiato, all'interno della narrazione, con il nome di un vecchio vampiro) dovranno sicuramente tornare a casa, al più presto, ed aprire un albo di Dylan Dog, per ripulirsi la mente e gli occhi e riconciliarsi con il mondo che, in oltre 20 anni, hanno imparato ad amare. 

inutile e superficiale

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