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Downsizing

E c’è un omino piccolo così…

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Siamo tanti, siamo troppi, consumiamo troppe risorse, occupiamo troppo spazio, produciamo troppi rifiuti. Cosa fare per rimediare al collasso del pianeta? Dopo anni e anni di esperimenti, finalmente un mite scienziato norvegese trova la risposta: la miniaturizzazione. Un procedimento indolore ma irreversibile può trasformare un uomo di un metro e ottanta in una lieta figurina di 12 centimetri, permettendo di creare a sua dimensione dei deliziosi agglomerati urbani, dove una megalopoli occupa lo spazio di un campo da football. Poco alla volta la procedura, superate le iniziali perplessità e diffidenze, si afferma e molti vi si sottopongono. Anche perché, visto l’esiguo spazio che si occupa, il minimo consumo di risorse, i complessivi microscopici consumi, le cifre che in normali dimensioni bastavano per una vita appena decente nelle micro città fanno diventare milionari (in dollari). Anche il mite Paul, scontento di non poter offrire alla mogliettina una vita all’altezza delle sue aspettative, si lascia convincere e insieme iniziano la procedura, in vista di una second chance epocale. Ma alla fine Paul si ritroverà da solo, dall’altra parte, quella dei minuscoli, costretto a reinventarsi una vita da solitario amareggiato. Un paio di incontri fortuiti però (uno con l’esilarante villain ma non troppo Christoph Waltz) imprimono alla vita dell’omino, piccolo ma con il cuore grande, una svolta che porterebbe a un passo ancora più lungo, sulla strada della salvezza del pianeta, ormai prossimo alla crisi definitiva perché nemmeno la miniaturizzazione ha dato i frutti sperati. Inoltre il lupo può cambiare il pelo ma non il vizio e nelle micro isole felici si ricreano poca alla volta molte delle contraddizioni del vecchio mondo extra large. Il buon Paul, cui Matt Damon presta con efficacia la sua faccia da brava persona normale, si troverà di nuovo ad un bivio: andare sempre avanti verso un ipotetico futuro migliore o fermarsi e migliorare il sicuro presente? Magari anche rassegnandosi un poco? Alexander Payne, già regista di belle storie di uomini in cerca della loro strada come A proposito di Schmidt, Sideways, Paradiso amaro e Nebraska, scrive (insieme a Jim Taylor) e gira un film che dopo un avvio assai brillante e intrigante, con una CG davvero perfetta e funzionale, un poco rallenta e perde mordente, anche causa eccessiva lunghezza (135 minuti), mettendo in campo fin troppi temi (inquinamento, sovrappopolazione, crisi economica, terzomondismo pure). Meglio sarebbe stato se avesse mantenuto gli iniziali toni più surreali che già contenevano un apprezzabile “messaggio”, invece che appesantire didascalicamente la narrazione, che si disperde in una satira mai feroce, in una critica socio/politica blanda, con una soluzione sentimentale scontata. Vale invece domandarsi perché dannarsi con la scienza per modificare, ricostruire, andare sempre altrove, quando con un poco di buon senso qui si potrebbe, e serenamente, restare? Guardare il proprio vicino, che è lì in carne ed ossa, agire dove il miglioramento si può toccare con mano, invece che vagheggiare mete lontane e improbabili, fra le stelle o a chilometri sottoterra? Meditate, gente, meditate.
 

Con potenzialità, sprecate

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