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Domino

Se le mosse sono queste….

di

2020 (chissà perché), Copenhagen, due poliziotti, Christian e Lars, coppia di fidati amici sul lavoro e nelle vite private, convinti di andare a sedare un litigio famigliare cascano a piè pari in un complotto dell’ISIS, con annesse trame della CIA e vendicatori solitari. Un ex appartenente ai servizi segreti libico, faccia poco rassicurante, rifugiato per motivi famigliari a Copenhagen per trovare l’assassino del padre, viene ricattato dalla perfida CIA (chi meglio di Guy Pearce nel ruolo del cinico Capo), per intercettare un pericoloso Imam ovviamente organizzatore di attentati suicidi (anche donne, come dire il top della perfidia), con smorfie da cattivone perché non restino dubbi. In mezzo si incuneano Christian (Nicolaj Coster-Waldau, ex Jaime Lannister di Game of Thrones, il personaggio più accettabile) e la collega Alex, (Carice van Houten, che in GoT era la sacerdotessa Melisandre e del personaggio ha mantenuto la vitrea fissità espressiva), che con incredibile tempismo lo intercettano proprio lungo la strada, per arrivare tutti insieme alla resa dei conti alla Plaza de Toros in Spagna. Fra sanguinosissime azioni, perché tutti, di qua e di là, sembrano dei pazzi senza scrupoli, sarà il singolo a fare la differenza, per vendetta, per senso del dovere, per amore. Il film, scritto dal poco noto Petter Skavlan e diretto dal settantanovenne Brian De Palma, si riduce alla fine della solita caccia al terrorista prima che si inneschi l’attentato devastante, con personaggi però così grotteschi da suscitare solo fastidio e ilarità. L’azione è accompagnata in modo invadente da una colonna sonora, commissionata al fido Pino Donaggio, smaccatamente descrittiva, scritta come si fosse in un film di 40 anni fa e più. Così come antico è lo stile narrativo, il montaggio e inevitabili sono le incongruenze, le forzature. Donaggio cerca anche invano di portare tensione alla scena madre con un bolero arabeggiante. Argomenti di attualità come ISIS, attentati terroristici, trame segrete, propaganda sul web a colpi di sgozzamenti, oggi hanno bisogno di essere trattati in modo diverso. Per aggiornarsi non basta un drone. Non pervenuto anche se individuabile il tentativo di trattare l’argomento in chiave spy/noir/melò alla Hitchcock (volutamente citato in un paio di occasioni). I “cattivi”, arabi o americani, sono da cartone animato, da parodia, da propaganda così forzata da diventare inefficaci. A De Palma avrebbe giovato semplicemente la visione di qualche episodio di Homeland. Anche se il regista ha disconosciuto il film, contestando le scelte effettuate poi dalla produzione, ci sembra che di salvabile ci fosse ben poco. Peccato e ci si chiede come mai, dopo alcuni titoli gloriosi, che sono entrati nella storia del cinema, De Palma non imbrocchi un film. Qui il sotto-finale tracima nel ridicolo e il finale è proprio da indignazione sincera. Che i terroristi islamici non siano belle persone si sa bene, ma così si butta solo benzina sul fuoco. Brian da te non ce lo aspettavamo.

inguardabile

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