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Domani è un altro giorno

La verità, vi prego, sulla vita

di

Dall’innevato Canada Tommaso parte per Roma, lasciando momentaneamente l’amata famiglia. Va a trovare il vecchio amico Giuliano, dal quale per molti anni (si intuisce) la vita lo ha allontanato. Giuliano è un attore un tempo molto noto, narcisista, ego-riferito, molti soldi sperperati in una vita vissuta intensamente che lo ha però lasciato da solo. Di una vita di sentimenti probabilmente sprecati gli resta solo Pato, un vecchio cagnone, un pacioso bernese al quale Giuliano vuole bene come a un figlio e come tale lo cura e se ne preoccupa: cosa sarà di lui dopo la sua morte? Perché l’uomo è terminale di cancro e dopo un anno di inutili cure ha deciso di vivere quanto gli resta libero da flebo e medicine, in attesa di quello che non si può rimandare. Tommaso è stato avvisato della situazione e cautamente saggia il terreno per vedere se c’è spazio per un ripensamento, per capire i moventi del vecchio amico, sempre nel rispetto delle altrui scelte, nella discrezione che ha sempre impedito di approfondire i loro sentimenti. Hanno quattro giorni per rinfrescare il loro rapporto, per convincere l’uno delle ragioni dell’altro. Incontrano persone, fra cui la cugina di Giuliano, e anche il figlio di lui, persone amate ma tenute distanti, prima dallo stile di vita di Giuliano, che ha sprecato molto, e adesso dalla malattia. Finalmente senza bisogno di troppi discorsi, tante cose si chiariranno. Senza perdere il controllo delle emozioni, perché non servirebbe, non rimedierebbe agli errori, non risolverebbe la malattia. Domani è un altro giorno è una bella storia sull’amicizia, sulla vita che allontana e riunisce. Tratta un tema attualissimo e drammatico, quello della malattia, della scelta che tutti dovremmo essere messi in grado di fare, come aspettare la conclusione della nostra storia, come scriverla e soprattutto che finale darle. Perché è una decisione che spetta solo a noi. Ci spiace avere fatto spoiler (anche se la situazione è chiara dopo pochi minuti dall’inizio e svelata già nei trailer) ma altrimenti non potremmo spiegare perché Domani è un altro giorno sia un film così bello, così importante. Spiace anche che una storia così bella, così toccante eppure delicata, non sia frutto dell’italico ingegno. Perché Domani è un altro giorno è il puntuale remake di Truman, splendido film del 2015 ma poco visto perché di produzione spagnolo/argentina, cinematografie che non hanno mai grande distribuzione da noi. Ma il regista Simone Spada (Hotel Gagarin) diligentemente dirige, localizzando a Roma, una sceneggiatura perfetta (di Tomás Aragay e Cesc Gay), riadattata da Giacomo Ciarrapico e Luca Vendruscolo (due ex-Boris), e bene guida, lasciandoli forse più liberi del prevedibile, due meravigliosi attori come Valerio Mastandrea e Marco Giallini, che mettono nel film quel qualcosa di più che lo eleva dal rango di puro rifacimento. Grazie alla bravura dei due protagonisti, stupenda coppia di attori che gioca a sottrarre per comunicare, per trasmettere sempre di più, la vicenda riesce in un paio di circostanze ad arrivare allo stomaco senza mai ricorrere a mezzucci strappalacrime. Con i lievi straniamenti di Valerio Mastandrea che è Tommaso, l’amico abituato da sempre a vivere nell’ombra dell’altro, e Marco Giallini, con il suo Giuliano che non riesce mai a smettere di essere “protagonista”, interpretato con un’intensità speciale, ritagliano due personaggi che resteranno nella memoria. Anche l’unica scena di sesso del film è indispensabile per ricordare che la carne è vita fino all’attimo prima di cominciare a morire. Domani è un altro giorno è una storia che con delicatezza, e perfino con humor, racconta di sentimenti interrotti, e non solo dall’ombra della morte, perché tutti i protagonisti si sono in qualche modo lasciati, allontanati dal protagonista, per rotture, incomprensioni, fraintendimenti, proprio tutti, l’amico, la sorella, il figlio, l’ex moglie, anche gli amici meno prossimi riservano qualche sorpresa (dovremmo tutti parlarci di più). Eppure con pochi tocchi l’intensità originaria dei loro legami, la forza dei fili che li hanno tenuti collegati, appare lampante. Speriamo che al film non nuoccia l’attuale tendenza a rimuovere l’argomento, a rimandare ogni discussione, diseducando all’accettazione, all’elaborazione di un evento ineludibile. E invece, facciamoci delle domande, diamoci delle risposte. E, nel frattempo, sprechiamo il meno possibile.

toccante

9