MovieSushi

Dolceroma

Dolci vizi al Foro

di

Andrea (Richelmy), giovane aspirante scrittore depressissimo, catatonico, che per campare lava cadaveri all’obitorio (ma che, saranno tutti così i giovani autori sfigati in cerca di successo?), trattato ogni giorno a pesci in faccia, autore di un solo libro auto-prodotto, riceve da Roma la chiamata della vita, da parte dell’influente produttore Oscar (Barbareschi), noto squalo dell’ambiente (ma che, saranno davvero tutti così i produttori nella nostra Città del cinema?), un fanfarone magniloquente, non per questo meno noto e rispettato nell’ambiente. Vuole fare un film dal romanzo, lo affida a un regista che è un totale imbecille pippato con smanie tarantinesche (ma che, saranno tutti così i giovani aspiranti registi?), la protagonista è la bellissima Jacaranda, che come attrice lascia un po’ a desiderare, sua amante (idem). Un classico. Tutto. Visto che il film viene una schifezza, si pensa di organizzare qualcosa di mediaticamente forte, per distrarre l’attenzione delle masse dalla qualità del film. Tutto andrà per il verso storto. O no. A fare da filo conduttore, il miele, alimento naturale, dalle molte qualità, ma guai a mangiarne troppo e poi assai appiccicoso. Pur tratto da un romanzo di Pino Corrias, Dormiremo da vecchi, scritto insieme a Fausto Brizzi dallo stesso regista Fabio Resinaro, che insieme a Guaglianone è stato autore di Mine, originale esperimento autarchico in tema bellico, Dolceroma non è venuto bene, specie di vendetta del film sul film nel film. Lorenzo Richelmy per tutto il film ha una sola espressione che appena vira dall’imbambolato sfigato allo sfigato inquietante (alla Dexter per intendersi, con sguardo obliquo dal basso all’alto). Luca Barbareschi produce per riservarsi un ruolo in cui espandersi, lievitare, gigioneggiare, con un personaggio però scontato di produttore romano corrotto, corruttore, fanfarone, insomma un gran mestatore di fango su cui sta a galla benissimo (difficile non pensare allo stesso tipo di personaggio affidato a Giannini nel film di Virzì Notti magiche). In un paio di momenti in cui recita non sopra le righe ci ricorda che può essere un buon attore. Di maniera il ruolo di Claudia Gerini. Come recitazione ha ancora molto da impegnarsi Valentina Bellè. Effetti al minimo sindacale. La storia è ricca di diverse incongruenze ma si capisce che si è sorvolato con una scrollata di spalle. Avrebbe potuto essere un pur non originale ma accettabile thriller, con la possibilità di mostrare qualche dettaglio grottesco dell’ambiente, invece si è scelto questo tono volutamente iper-realistico (tarantinesco, appunto) e pure un po’ pulp, senza che mai i vari generi che, rischiosamente, si vorrebbe rivisitare, si fondano a dovere. Sarà colpa della regia, della sceneggiatura, del cast? Come nella finzione, anche nella realtà permarranno i dubbi.

ibrido

5