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Dog Days

Chi fa la vita da cani?

di

Quanti cuori solitari amano accompagnarsi a pelosi amici, e quante volte questi amici, rendendoci più “sociali” e costringendoci a inattese interazioni hanno risolto qualcuna di queste solitudini? Nel film Dog Days si mettono in scena umani e cani, in una Los Angeles che contribuisce ad aumentare isolamento e individualismo. Tutti i personaggi gravitano intorno allo stesso veterinario, che è a sua volta oggetto del desiderio di Vanessa Hudgens, che ha adottato un trovatello minuscolo, ragazza distratta che non vede i sentimenti del bruttarello Jon Bass, gestore di un rifugio per cani. E si lascia distrarre anche da Adam Pally, sconvoltone che ha in custodia il cagnone della sorella da poco divenuta stressata madre di due gemelli. Intanto sul set di uno show del mattino litigano (per dire) Nina Dobrev e Tone Bell, proprietari di due cani che patiscono la solitudine peggio dei loro padroni, mentre una coppia che ha appena adottato una piccina trova un tramite verso di lei nel Carlino ritrovato, smarrito dall’anziano e burbero Ron Cephas Jones, che a sua volta troverà nuove aperture dando lezioni di letteratura ad un ragazzino intelligente (Finn Wolfhard), anche lui un po’ trascurato dal mondo. Tutte le storie si intrecciano seguendo uno schema consueto, diremmo scontato. Dirige Ken Marino, attore brillante e anche regista e sceneggiatore (che si ritaglia una comparsata in un ruolo da asshole, come di consueto) che assembla un cast di facce notissime agli appassionati di serie tv, tutte meritevoli di comparire in un lungometraggio (ma del resto cos’è una serie tv se non un film a lunghissimo metraggio?). Nei panni di una ruvida psicologa per cani (ma indirettamente anche per padroni umani) compare Tig Notaro, l’ottima “comedian” protagonista della delicata serie tv One Mississippi. Nota marginale ma molto sentita sul doppiaggio: la piccina adottata è doppiata con un insopportabile accento “romano”, a parte parlare come avesse una patata in bocca, fra le altre cose dice “zebbra”, “libbro” e questo è inaccettabile. Un doppiaggio va controllato, supervisionato anche in questi dettagli. Dog Days è un film per amanti dei cani ma non stile Io e Marley o Qua la zampa, dove dall’intreccio delle vite dei padroni e dei cani si potevano trarre riflessioni anche serie sulle nostre esistenze. Dog Days è una semplice commedia sentimentalissima e molto, troppo leggera (e molto già vista), con storie di amori litigarelli, di amori famigliari, di cotte fra grandi e di affetti per i più piccini, di solitudini da anziani, di pene di vivere equamente distribuite fra giovanissimi, giovani e vecchi. Il film non raggiunge mai il livello di altre commedie corali, rosa o con altre sfumature, e resta una cosa leggera che fa qualche volta sorridere ma non tocca mai davvero. Alla fine a padroni più contenti di vivere corrispondono anche cani più felici. Ma davvero? Tante scenette irrilevanti lungo i titoli di coda. Secondo noi durante la lavorazione è stato maltrattato un chihuahua costretto a indossare un caschetto di plastica rosa.

Per famiglie

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