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Dieci inverni: Ma che freddo fa!

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L'amore non è bello se non è litigarello. Formula abusata ma quanto mai pertinente per questo Dieci Inverni, esordio alla regia del giovane Valerio Mieli, fresco di "promozione" al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. I due protagonisti, Camilla e Silvestro, ci mettono infatti la bellezza di due lustri, calcolati in base al ciclo dei gelidi inverni che si susseguono uno dopo l'altro, per capire che si amano davvero, tra litigate, tradimenti, dispetti e quant'altro ci si può aspettare dai due opposti che alla fine inevitabilmente si attraggono.

Mieli prende probabilmente ispirazione dal cinema indipendente americano nel suo tentativo di recuperare trame accattivanti, dialoghi brillanti e vivaci e un ritmo che possa sopperire alla mancanza di un cospicuo budget. E in parte ci riesce, a tal punto che non possiamo che sottolineare la sua estraneità allo standardizzato panorama del cinema nazionale. Non che lo spunto sia particolarmente originale, ma del resto si sa, la differenza non la fa tanto la storia che si racconta, quanto il come la si racconta.

E il mondo innevato e favolistico in cui il regista ci trascina, alternandosi tra la romantica Venezia e la più fredda Mosca, è particolarmente godibile grazie soprattutto all'invenzione di due personaggi comuni e assolutamente verosimili, finalmente lontani dai tanti stereotipi cui spesso si abbandona la scarsa fantasia di molti nostri registi e sceneggiatori. Merito naturalmente anche di due attori emergenti del nostro star-system, Isabella Ragonese e Michele Riondino (scoperto da Vicari in Il passato è una terra straniera, dove rubava la scena all'ormai "altro che anti-divo" Elio Germano), lontani anche loro con i loro volti dalla piattezza dei vari Chiatti, Scamarcio, Crescentini, Capotondi & colleghi.

Certo, scelte narrative un po' improbabili (come l'iniziale incontro tra i due ragazzi), insieme ad alcuni passaggi un po' forzati e uno stile forse fin troppo incantato, dimostrano ancora una giovane ingenuità, ma nella spensieratezza del film, totalmente priva di ogni presunzione e finalmente avulsa dai toni imbecilli di tante commediole adolescenziali, non è difficile intravedere un futuro certamente brillante.

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