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David Bowie Is: Recensione

di

 

Bowie, forever

Il 10 gennaio di quest'anno David Bowie è morto e questo è un lutto con cui devono fare i conti ogni giorno i suoi seguaci più affezionati, perché non c'è giorno che sui social non si pubblichi qualcosa di lui, della sua lunga carriera, così ricca di esibizioni, di "presenza" in ogni campo artistico.

In occasione della settimana di iniziative per celebrarlo, dall'11 al 17 luglio (il 14 luglio, e fino al 13 novembre, aprirà a Bologna la mostra a lui dedicata), viene ridistribuito nelle sale UCI Cinemas il documentario David Bowie Is, uscito nel 2014 per celebrare la mostra che l'anno prima tanto successo aveva riscosso al Victoria and Albert Museum (sarà nelle sale l'11, 12 e 13 luglio).  Rimandiamo quindi alla nostra recensione di allora. Rileggendola oggi sembra ancora e sempre impossibile che lui non sia più qui.  Chissà se l'esile e pallido David Robert Jones avrebbe immaginato quale carriera lo attendeva, quando negli anni '60 ha cominciato a comporre, suonare e cantare canzoni, arrivando a diventare uno degli artisti più influenti del ventesimo secolo, mentre spaziava anche in altri campi artistici, cinema, teatro e pittura. Bowie è riuscito tornare all'attenzione del pubblico e dei mass media anche nel nuovo millennio, dopo gravi problemi di salute che gli sono costati quasi un decennio di lontananza dalle luci della ribalta. Scontava forse anni di eccessi fiammeggianti, raccontati nell'ottimo libro "Bowie, la trilogia berlinese" di Thomas J. Seabrook, che consigliamo agli appassionati (ma forse più gli sono costate banalmente le infinte sigarette). Bowie ha sempre dedicato molta cura anche all'aspetto visivo dei suoi spettacoli e la grande mostra a lui dedicata al Victoria and Albert Museum l'anno scorso, ne è stata la celebrazione. L'esposizione, che ha conseguito un vero record di visitatori, ripercorre i 50 anni della sua carriera, seguendo le varie trasformazioni di Bowie, da Space Oddity a The Next Day. Arriva adesso sugli schermi cinematografici con il film David Bowie Is, nelle sale solo il 25 e 26 novembre con la distribuzione da Nexo Digital, che di film in film diviene sempre più benemerita per le occasioni che offre a quella fetta di pubblico che non può permettersi spostamenti internazionali per seguire eventi di grande interesse. Durante il documentario, diretto da Hamish Hamilton (regista della cerimonia dei giochi olimpici di Londra nel 2012), percorreremo insieme alcuni anni della sua vita, accompagnati quasi per mano dagli appassionati curatori Victoria Broackes e Geoffrey Marsh. E ci riempiremo gli occhi e le orecchie con oltre 300 fra filmati, fotografie, costumi, bozzetti, storyboard, scenografie e video e con la colonna sonora di quella sua musica che ha spaziato fra generi diversi, sempre evolvendosi. Bowie è citato come fonte di ispirazione da un numero infinito di giovani rocker, orecchiato in molte canzoni che si rifanno al suo stile, raffigurato come icona in molti film e in moltissimi sono state usate le sue canzoni. David Bowie is... quante cose è stato Bowie nella sua lunga e complessa vita, alcune non le sapremo neanche mai. É stato Major Tom, The Man Who Sold the World e Ziggy Stardust e Aladdin Sane, un Diamond Dog e uno Young American e poi The Thin White Duke e lo Scary Monster. In compagnia di Iggy Pop, Lou Reed e Mick Jagger e perfino dei Pet Shop Boys, insieme a Mick Ronson, Brian Eno e Nile Rodgers (solo per fare alcuni nomi), ma sempre con se stesso, senza abbandonarsi mai, senza mai perdersi di vista, fra rock, soul, funk, ambient e dance, e varie sperimentazioni anche jungle e industrial, è oggi tornato a un pop rock più intimista, sempre di classe, ormai libero dalla necessità di compromessi commerciali. Ma il nuovo singolo Sue (Or in a Season of Crime) ricorda molti pezzi dei suoi inizia di carriera, quelli più sperimentali, teatrali, fra rock e jazz. Ha lasciato il segno anche nel mondo del cinema, pur con pochi film e nemmeno tutti da protagonista, dove è stato altre cose ancora: è stato Thomas Jerome Newton caduto sulla Terra, il Mr Lawrence con i suoi forbidden colours e il seduttivo Re del Goblin, un vampiro che invecchia e muore e Andy Warhol e Nikola Tesla, passando con soave eleganza e infinita curiosità da uno stile all'altro, da un look all'altro. Definito in mille modi, fra cui il Camaleonte e "Culture Icon", intanto creava il lungo mito di se stesso. Ha sempre mantenuto un aplomb davvero british, trascorrendo un'esistenza per anni scandalosa ma sempre lontano dagli scandali squallidi che contraddistinguono la nostra epoca, così avara di veri talenti innovativi, riscattato da una produzione artistica sempre di livello, da una passione per la sua arte che in certi anni gli ha sicuramente salvato la vita. David Bowie ha fatto tante cose, dice un visitatore della mostra, per un arco di tempo così lungo, ed è ancora qui. Per i suoi fan è riuscito a essere un eroe per ben più di un giorno.

 

Pleased to Meet You

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