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Darkest Minds

La diversità non piace mai

di

Ma non sarà che questa paura degli adulti nei confronti delle nuove generazioni, al centro di molti romanzi young adult più recenti, stia nascondendo qualche problema effettivo, che la crisi degli ultimi anni sta accentuando? Dopo il mito del padre che divora i figli, adesso si temono i figli che potrebbero mettere a rischio lo status dei genitori. Staus che quelle generazioni, che hanno in mano il loro futuro, non intendono abbandonare. Anche in Darkest Minds ci troviamo di fronte a ragazzi misteriosamente infettati da un virus che li ammazza quasi tutti ma rende i sopravvissuti “diversamente abili”, con “abilità” così particolari da farli ritenere pericolosissimi per la stabilità sociale. Vanno pertanto rastrellati e tenuti reclusi a vita in speciali campi di concentramento dove sono subito soppressi o tenuti prigionieri in condizioni durissime. Grazie alle sue speciali qualità, ancora non ben governate, la piccola Ruby che sarebbe finita subito ammazzata visto il tipo della sua skill, riesce a cavarsela e la ritroviamo una decina di anni dopo, un’adolescente che pensa solo alla sua sopravvivenza, che vorrebbe solo tornare dai suoi genitori. Aiutata da alcuni misteriosi personaggi, fuggirà, per incontrare altri come lei. E come sempre anche fra i suoi simili, ci saranno altri buoni ma anche altri malvagi. Mentre cerca di capire di chi fidarsi e cosa fare, e impara a governare il suo enorme potere, Ruby soffrirà altri traumi, avviandosi a un doloroso futuro di lotta. Perché il film aspira alla serialità (i libri sono quattro) e vedremo se avrà abbastanza successo da giustificare dei sequel. Intanto questo capitolo si conclude in modo da non pregiudicarne la visione, anche come prodotto a se stante. Bravi i ragazzi, tutti facce note (Amandla Stenberg era già in Hunger Games e Noi siamo tutto, mentre Harris Dickinson è stato Paul Getty Jr nella serie di Danny Boyle), nel cast adulto oltre a Mandy Moore fanno brevi apparizioni Bradley Whitford e Gwendoline Christie. Il film, tratto dai libri di Alexandra Bracken, è ampiamente derivativo, non solo dalla saga degli X Men ma da tutto il filone post-apocalittico di cui sopra, eppure trova qualche momento riuscito, pur all’interno di una trama prevedibile, con personaggi discretamente scritti, privo di eccessive crudeltà anche se indubbiamente molto dark, il che lo rende visibile anche a un pubblico di ragazzini o ragazzine, ormai svezzati dai vari Hunger Games, Divergent e Maze Runner.

discreto

7