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Dark Skies - Oscure Presenze: Recensione

di

E quindi?

 

Per un regista come Scott Stewart, il quale ha al suo attivo solo pasticci impresentabili come Legion o The Priest, un film come Dark Skies rappresenta sicuramente un passo in avanti. Ma, volendo tenere a margine questo paragone, il film è comunque (e ancora) molto lontano dall'essere soddisfacente.

La famiglia Barrett è una normale famiglia americana alle prese con i piccoli/grandi problemi di tutti i giorni. Daniel (Josh Hamilton) ha perso il lavoro e la moglie Lacy (Keri Russell) s iarrangia come agente immobiliare, ma le cose si complicano quando il figlio minore Sammy (Kadan Rockett) comincia ad avere episodi di sonnambulismo accompagnati da inquietanti quanto inspiegabili fenomeni. Ben presto tutta la famiglia, incluso il figlio maggiore Jesse (Dakota Goyo), comincia a comportarsi in modo bizzarro e Lacy scopre che il fantomatico "visitatore notturno" descritto dal figlio, è ben lungi dall'essere un parto della sua fantasia. Daniel e Lacy, quindi, sono costretti a guardare in faccia una realtà alla quale non hanno mai creduto e si rivolgono ad un esperto di rapimenti alieni, il quale, dopo aver esaminato il caso, dona un volto concreto alle loro paure: gli alieni li hanno presi di mira e non molleranno il colpo tanto facilmente. Forse, la caratteristica più interessante di Dark Skies è la netta sensazione che il vero orrore, piuttosto che dallo spazio, derivi da una crisi economica che, in questi ultimi anni, ha davvero distrutto innumerevoli famiglie americane. Sul piano narrativo, invece, siamo di fronte ad uno spunto interessante che non viene minimamente approfondito. Ovvero tutto il film si riduce ad una lunga introduzione verso un'azione che non arriverà mai; quando finalmente sembra arrivato il momento, infatti, compaiono i titoli di coda e si esce dal cinema accompagnati da una irritante sensazione. La stessa sensazione che abbiamo provato alla fine di The Last Exorcism, un film che gioca con lo spettatore accumulando indizi, rimandi e aspettative per poi abbandonarlo per strada proprio sul più bello. Alcuni definiscono questo stile come "minimalismo narrativo", noi però preferiamo optare per il meno tecnico "presa in giro".

Quando inizia il film?

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