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Cyrano

Perché contano solo le apparenze?

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Nel 1897 Edmondo Rostand scrive Cyrano de Bergerac, una commedia drammatica in 5 atti. Andrà incontro a un successo che si protrarrà nei secoli, arrivando fino ai giorni nostri con uguale capacità di attrarre un pubblico sempre nuovo. Perché il dramma racconta di un uomo la cui bellezza è tutta interiore, perché la sua faccia non corrisponde ai canoni della bellezza classica. E mai come oggi il tema della distanza fra la reale immagine e quella raccontata è attuale, come ben sanno i fruitori dei canali social. Meraviglioso personaggio, adorato dal pubblico da quando è stato creato, Cyrano è stato portato sulle scene dei teatri, anche in opere e commedie musicali, da un numero infinito di attori. Quanto al cinema, dopo alcune versioni già ai tempi del muto, ricordiamo il film del 1950 con José Ferrer, una versione comica con Steve Martin nel 1987 e poi nel ’90 un’altra, ottima, con Gerard Depardieu. E raccomandiamo il bellissimo Cyrano Mon amour del 2018, che raccontava la vita dell’autore Edmond Rostand, come fosse quella del suo personaggio. Il film di oggi è tratto dal musical di Erica Schmidt, con le musiche dei fratelli Aaron e Bryce Dessner (del gruppo indie rock The National), melodie moderne, piacevoli, in certi momenti quasi dialoghi appena cantati su una lieve traccia musicale e a tratti orecchiabili anche ad un primo ascolto (bello il pezzo finale cantato a più voci dai soldati). Ma chi è questo Cyrano De Bergerac, valoroso soldato, spadaccino invincibile, abile e veloce nell’improvvisare versi quanto nel menare fendenti eleganti con la sua spada, segretamente innamorato della bella Roxanne, di cui è amico fidato fin dall’infanzia? La ragazza versa in ristrettezze finanziarie e perciò accetta la corte del potente anche se odioso Duca de Guiche, ma il suo cuore si infiamma alla sola vista del bel viso del giovane cadetto Christian, che inizia a scriverle delle lettere d’amore che la conquistano. Perché quelle lettere le scrive Cyrano, in quanto Christian è bello ma incapace di dare forma altrettanto bella ai suoi piuttosto primitivi sentimenti. Mano a mano che la corrispondenza procede, cresce l’amore fra Roxanne e Christian, mentre il Duca scalpita e non accetta più il gioco della ragazza. Ma perché Cyrano si presta a questo gioco doloroso, perché quelle lettere che scrive non le firma lui? Perché Cyrano è brutto, Cyrano è un nano (nel dramma di Rostand aveva un lungo naso deforme a sciupargli il viso), indegno quindi dell’amore di una creatura così perfetta. Poco alla volta però il gioco diventa sempre più difficile, gli inganni di tutti arrivano alla loro conclusione e tutto apparirà chiaro. Ma a quale prezzo e chi pagherà quello più alto? Tutti hanno la loro parte di colpa, nell’intreccio sbagliato dei loro rapporti. Splendida la prestazione di Peter Dinklage, l’amatissimo Tyrion di Game of Thrones, che canta sobriamente da baritono, 135 centimetri di grande attore, sposato con l’autrice del musical. La sua patologia lo accomuna al suo personaggio più che mai, in quel suo andar contro un destino beffardo, che lo ha dotato di doti immense umane e artistiche ma di un aspetto fisico respingente, nella lotta continua per non subire umiliazioni, per rispondere sempre con parole e atti all’ottusità del prossimo. Ovviamente non ha bisogno di un naso lungo per essere considerato (e considerarsi) abnorme e indegno dell’amore della bellissima Roxanne, che è interpretata da Haley Bennett, compagna del regista, vista nei film La ragazza del treno, Le strade del male, Elegia americana, il disturbante Swallow. Kelvin Harrison è il bel Christian, era nell’horror It Comes at Night, nella serie Godfather of Harlem e Il processo ai Chicago 7. Dirige l’inglese Joe Wright, già regista di Orgoglio e pregiudizio, Espiazione, Anna Karenina, La donna alla finestra, L’ora più buia, il premiatissimo film su Churchill, che ha fatto vincere l’Oscar a Gary Oldman. Sotto il belletto e le parrucche del Duca si riconosce Ben Mendelsohn, che quando canta ricorda Nick Cave. La storia è ben raccontata, con splendide ambientazioni nella Sicilia di Scicli e Noto, a ricreare la Francia anche negli antichi palazzi e nelle chiese di Catania e Siracusa. I costumi sublimi sono di Massimo Cantini Parrini e Jacqueline Durran, fotografati magicamente da Seamus McGarvey. Gli appassionati del dramma teatrale sentiranno la mancanza dei bellissimi versi originali, perché i dialoghi sono interamente riscritti e in prosa. Per cui Cyrano mai concluderà un duello con un illuso avversario con le memorabili parole “... giusto alla fin della licenza, io tocco!”, e nello struggente finale non si accomiaterà dicendo “Signor di Bergerac, che in vita sua fu tutto e non fu niente! ...Io me ne vo… Scusate: non può essa aspettarmi, il raggio della luna, ecco, viene a chiamarmi”. E il bacio non è “un apostrofo rosa messo tra le parole t’amo”. Resta la storia poetica e amarissima di un uomo che farà innamorare di un altro la donna da lui amata, perché convinto della sua inadeguatezza. Che può essere statura, può essere un difetto fisico, può essere uno stato d’animo, che ci fa sentire di non essere degni di un amore che abbiamo mitizzato. Invece che dietro un profilo social fasullo, Cyrano si nasconde dietro un altro uomo, senza dare all’amata la possibilità di scegliere. Chissà cosa avrebbe fatto Roxanne, non lo sapremo mai.

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