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Criminal: Recensione

di

 

Strane idee

L'eroico agente Bill muore sotto le inumane torture di un criminale spagnolo, noto miliardario che si atteggia a V per vendetta delle masse, mentre in realtà vuole impossessarsi dei codici di accesso all'armamento americano, per poter sparare demagogicamente missili a destra e a manca. I piani sono stati sottratti dal solito hacker alla Snowden e il responsabile, che non si era ben reso conto del pasticcio in cui si andava a cacciare, è braccato da tutti e aspetta invano aiuto dall'eroico defunto Bill, pianto nel frattempo dall'amatissima moglie e dalla tenera figlioletta.

Anche alla CIA vogliono i piani e l'hacker e vanno a recuperare un dottore stile Frankenstein, che in effetti si chiama proprio Franks, che potrebbe travasare nel cervello di un vivente i ricordi dell'agente in coma e risolvere così ogni problema. Si sceglie perciò il soggetto ideale. Invece che un fedele servitore della patria, qualche eroico e patriottico soldato o agente, il dottore tira fuori da un carcere di massima sicurezza tale Jericho, un incrocio fra Hannibal e Bronson. E qui la prima sorpresa: si tratta di Kevin Costner, che siamo abituati a vedere in altri ruoli, oltretutto nemmeno giovanissimo. L'uomo, un vero bruto di inumana ferocia, dopo essere stato sottoposto al rischioso trapianto di ricordi, ovviamente fugge facendo strage di innocenti. Ma l'esperimento è riuscito e lampi sempre più frequenti dei ricordi di Bill, che era bello e onesto, iniziano a imporsi alla sua attenzione. Capisce in fretta che per cavarsela deve cercare di trarre vantaggio dalla situazione e, privo di scrupoli morali com'è sempre stato, non sarebbe un problema. Ma l'eroico senso di responsabilità, oltre all'amore per la famiglia dell'agente morto cominciano a influenzare i suoi comportamenti, facendogli compiere scelte a lui stesso incomprensibili. Lentamente i ricordi di Bill non solo aumentano nelle sinapsi di Jericho ma, confrontandosi con quello che gli passava per la testa prima, contrastano le brutture e lo rendono a better man. Jericho si butta a corpo morto nell'azione, per: recuperare la chiavetta con i famosi codici; vendicare un sacco di gente della malvagità del bieco miliardario; proteggere quella che percepisce come una specie di sua famiglia; salvarsi comunque la pellaccia. Perché, ci chiediamo, perché gli attori di questo film si sono prestati a tale scempio di ogni logica? Kevin Costner, oltre a conservare la sua way of life, dovrà pagare gli alimenti all'ex moglie (costosa pare) e forse supportare i suoi tre figli anche se ormai cresciutelli. E soprattutto permettersi ogni tanto i film che gli piacciono davvero, magari sul baseball (l'inedito Draft Day o McFarland, sempre sullo sport). Tommy Lee Jones, che mentre invecchia assume un'espressione sempre più costernata, si vede che sta pensando ad altro. Gary Oldman anche lui ha le sue bollette da pagare. Gal Gadot sta occupando tutto lo spazio possibile per farsi un nome. Mollà lavora solo se c'è bisogno di un latino infido e psicopatico quindi non ha molte occasioni. Michael Pitt era scomparso da un bel po', chissà quali problemi, lo abbiamo visto nella serie Boardwalk Empire e anche e molto meglio, nel surreale film Il condominio dei cuori infranti, e si vede che deve ricostruirsi una carriera al cinema. Forse sulla carta la storia sembrava interessante, pur nella sua deriva fantascientifica, densa anche di romantiche implicazioni, di elucubrazioni alla Blade Runner (siamo fatti dei nostri ricordi), con un tema trattato anche se in chiave diversa pochi mesi fa nel film Self/less, casualmente interpretato da Ryan Reynolds, che qui è Bill, quello che ne esce meglio perché muore subito. Peccato che al momento della messa in scena qualcosa (tutto) sia sfuggito di mano ad Ariel Vromen, che ha annegato tutto in un letale mix di grottesco/ridicolo/ assurdo, con momenti che dovrebbero essere sentimentali e virano al ridicolo, altri che dovrebbero essere drammatici e finiscono per essere comici, mentre ogni personaggio compie azioni illogiche, prive di fondamento rispetto a quanto illustrato fino a quel momento. Inoltre il doppiaggio italiano uccide più di pallottole o missili più di un personaggio: non ne possiamo più di finti accenti "latini" (messicano, spagnolo, sudamericano in genere). Non siamo più negli anni ‘60, che si prenda un reale latino che parla italiano col giusto accento. Christian Iansante è un ottimo professionista ma come voce di Mollà non si può sentire. Chi si è inventato l'incredibile idioma messo in bocca all'hacker olandese merita un razzle italiano. Non se ne può più anche dei doppiatori di bambini, con vocette leziosamente candide e innocenti (da far venire il dubbio siano adulti in falsetto). Criminal è insomma un film talmente insensato, talmente brutto che potrebbe diventare un cult.

 

Un pasticcio assurdo

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