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Cosa sarà

Vivere l’oggi ma anche il domani

di

Chi è che sa cosa sarà della sua vita (del doman non v’è certezza)? Come diceva Dino Buzzati, vai a letto sereno, ti giri su un fianco e senti un dolorino proprio lì… Non un dolorino ma una copiosa epistassi induce Bruno Salvati (cognome che potrebbe essere l’imperativo del verbo) a farsi visitare, a sottoporsi a qualche esame. Che darà un risultato drammatico: una forma di leucemia, la mielodisplasia, che per guarire necessita di un trapianto di midollo. Bruno è costretto a cercare fra i suoi famigliari ma non c’è compatibilità. Si fa vivo il padre, a lungo assente, a lungo respinto, e una soluzione si affaccia all’orizzonte (non possiamo dire di più per non fare spoiler). Si dirà, il solito cancer movie, chi ha voglia di vederlo proprio di questi tempi poi. E invece il film scritto e diretto da Francesco Bruni (sceneggiatore e regista di molti bei film), si dice su base autobiografica, pur non sorvolando sui momenti più drammatici, ha una sua leggerezza, una grazia insolita in storie di questo genere, e il peso del dramma raccontato esiste ma non sciaccia qualunque altro registro. Perché anche se e quando ti ammali di un male del genere, continui a vivere nel frattempo e a rapportarti con gli altri. Quindi Bruni fa un discorso sulla gestione di una malattia pericolosa, mai pesante, mai negativo, anche se non si sa mai in quale delle due percentuali si finirà, fra quel percento che guarisce e quello che non ce la fa. Cosa sarà è un film che sarebbe piaciuto a Mattia Torre, cui il film giustamente è dedicato. Merito della riuscita va anche al protagonista, Kim Rossi Stuart, con tutte le sue contraddizioni, i lati positivi e i molti difetti, i suoi limiti nella comunicazione, le sue esitazioni e i momenti aggressivi, uno che si è sempre sentito imbrogliato dalla vita, dai sentimenti. E si snoda poco alla volta la storia della sua famiglia, che lui da uomo di spettacolo autoriferito e narcisista, regista di film volutamente di nicchia estrema, è riuscito a mettere in crisi, lasciato da una moglie che in fondo lo amava davvero, padre di due bravi figli, i cui problemi però lui ignora o sottovaluta. Perché a contare è sempre stato solo lui. E si palesano le conseguenze provocate dalla figura paterna, rigettata in toto ma anch’essa da rivedere. Tutta l’odissea gli farà mettere in fila le priorità, gli farà finalmente guardare chi gli sta intorno, lo tirerà fuori dal suo guscio. Cosa sarà riesce ad essere leggero e profondo, ironico e spiritoso, mai lacrimevole o melenso, raccontato con una delicatezza insolita. Ottimi anche tutti gli altri interpreti, ben scelti e ben diretti. Lorenza Indovina è un’ex moglie paziente ma decisa; Raffaella Lebbroni interpreta la Dottoressa che ha in mano la vita di Bruno, come quella di tanti altri pazienti. Giuseppe Pambieri, grande attore del nostro teatro, si rivede con piacere nel ruolo del padre. Fotinì Peluso è una figlia responsabile e forte, ma stanca di tanta responsabilità. Tancredi Galli, youtuber e gamer, esordisce onorevolmente, facendo il figlio minore maschio, più vulnerato. Barbara Ronchi compare in un ruolo che non possiamo specificare, sempre per non fare spoiler. E non c’è nessun ottimistico definitivo lieto fine, c’è solo un’apertura, un sorriso che porta avanti nella vita, perché prima o poi (chissà quel poi quando sarà) dobbiamo morire ma nel frattempo dobbiamo vivere e bene. Perché tanto poi, chissà cosa sarà.

Delicato, spiritoso

8