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Contromano

Il ravvedimento del Perego

di
Come viviamo male noi occidentali, noi della società affluente, noi felici pochi, noi bianchi. Noi invidiati ma massacrati da doveri, incombenze, tasse, noi niente carestie, epidemie o guerriglieri con machete ma tartassati, vessati dal Sistema, perché visibili, non clandestini, e per di più importunati quotidianamente da folle sempre più numerose di questuanti di colore e non. Il Signor Mario è un perfetto concentrato di tutto ciò, diligente cittadino chiamato a compiere tutti i suoi doveri ma i cui diritti vengono quotidianamente calpestati. Se a calpestarli è il Potere che lo governa da lontano, tocca subire, pur incarognendosi, ma se l’affronto gli arriva quotidianamente, e anche beffardo, da un nero che gli fa concorrenza sleale proprio fuori dalla porta del suo negozio, elegante bottega d’altri tempi ormai in crisi, le cose cambiano. Con un guizzo di follia, in un surreale momento noir l’esasperazione prende il sopravvento, tramutando Mario in un giustiziere piccolo piccolo. Ma dura poco, per fortuna, perché l’uomo è civile e si rende conto che altre sono le soluzioni. Questo soprattutto perché fa la conoscenza della deliziosa sorella dell’insopportabile ambulante, bellissima ragazza molto per bene che per campare fa la badante di un ricchissimo handicappato. Il piano folle di Mario (riportare personalmente a casa sua l’uomo, in una bizzarra variante dello slogan “aiutiamoli a casa loro”) andrebbe benissimo anche a lei, perché così potrebbero tornare a casa comodamente, per un’importante occasione famigliare. Inizia così il solito viaggio che, da Milano al Senegal, in auto e traghetto, darà modo a tutti di conoscersi di più, di vedere cosa c’è dietro la facciata, bianca o nera che sia. E di sorprese ce ne saranno parecchie. Raccontata così sembra più banale di quanto sia. Perché la storia, scritta da Albanese insieme a Stefano Bises e Makkox e da lui stesso diretta, dopo quel guizzo noir di cui dicevamo, ha sempre un andazzo surreale, grazie all’interpretazione di un attore che definire comico è ormai da tempo limitativo. Surreale, perché racconta una favola impossibile, edificante ma tutto sommato non del tutto improbabile, parabola perbene e non buonista, perché accenna a una possibile soluzione (o almeno a un miglioramento della situazione) semplice, pratica, impossibile da replicare nei modi di Mario ma portatrice di un nucleo di quel buonsenso ormai sepolto sotto l’enormità del problema. Visto che al problema dell’immigrazione sempre più massiccia nessuna soluzione universale, definitiva esiste, si posso lanciare suggerimenti, piccole idee virtuose che male non possono fare, certo meglio del nulla attuale (e dell’ostilità, della tensione, del disordine volutamente lasciato lievitare che conseguono all’abbandono dei cittadini). Tante parole per dire che il film Contromano è esattamente come il suo protagonista e interprete, descritto sempre con ironia, sia nelle sue derive da “cittadino imbruttito”, sia nella versione più ecumenica. Che a differenza di tanti noi, cattivo non riesce a diventare mai. E il film si salva ulteriormente dall’essere sdolcinato con un delizioso guizzo finale, che è il guizzo di follia che volendo in un attimo aleggia nella bonaria faccia di Albanese, quando a Epifanio subentrano per un lampo Alex Drastico o Perego. Contrariamente a quanto si usa dire delle commedie d’evasione, fatte per far ridere “staccando la spina”, Albanese, attore che ha un suo bel seguito, si augura che chi guarderà il suo film sorrida spesso, mantenendo la spina ben attaccata.
 
 
 

perbene

7