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Come un uragano: Sospiri e lacrime di mezz'età

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Lui e lei in piena crisi di mezz’età. L’uno perché ha speso tutta la vita ad essere un buon medico e fallisce, lei perché ha sempre voluto sentirsi una buona madre e sua figlia la detesta. E il marito l’ha tradita. E il padre le è morto. Nient’altro? Ebbene sì: un uragano. Di notte, quando lei è l’unica responsabile di uno splendido albergo-palafitta blu sul mare. Unica ma non sola: con lei c’è uno sconosciuto burbero ma sensibile, che viene da lontano.

È Richard Gere, che da vent’anni si cimenta negli stessi ruoli romantici con le stesse identiche espressioni, un vero record. Con lui, ancora (dopo Cotton Club e Unfaithful), la brava Diane Lane, ottima in Hollywoodland, qui sacrificata in un ruolo banalissimo. Soffrirà per amore, dispenserà lacrime infinite per una perdita improvvisa, ringrazierà quell’uragano che le ha scombussolato l’anima, più che l’albergo.

Nella prima metà del film di George Wolfe (esordio alla regia: per lui varrà il "buona la seconda", speriamo) solo amore, nella seconda solo dramma, in mezzo solo miele (quando si dice melodramma!). Tutto visto, rivisto e stravisto, dialoghi cartacei e seriosi, mai un briciolo di autoironia. Catastrofismo scambiato per pathos, tematica umanitaria sullo sfondo, la difficoltà dell’esser genitori come tema principale, coniugato nel leitmotiv generale dell’amore senza età. Se ci aggiungete anche il cliché delle lettere in piena era internet & cellulari, otterrete la bozza di sequel, versione uragano, del più emozionante Le parole che non ti ho detto, altra romantica creatura firmata Nicola Sparks.

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