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Come un gatto in tangenziale – Ritorno a Coccia di Morto

Torna l’abbinata Corellesi/Albanese

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Tornano i protagonisti del film del 2017 e li ritroviamo entrambi in situazioni non molto distanti rispetto a come li avevamo conosciuti. Monica (Paolo Cortellesi), valchiria dei coatti, donna obbligatoriamente di polso nel mondo difficile delle estreme periferie romane, si ritrova nei guai a causa delle sue sorelle, le ineffabili gemello cleptomani, ed è costretta a chiedere aiuto all’unico rappresentante della società civile che conosce, cioè l’architetto Giovanni (Antonio Albanese). Che nel frattempo ha rinunciato alla loro impossibile storia d’amore ed è andato avanti nella vita, con i suoi progetti “sostenibili e socialmente impegnati”, compreso il famigerato recupero delle periferie troppo lontane, popolate da un’umanità prossima all’abbrutimento. Riesce a tramutare il debito con la legge di Monica in un periodo di lavoro presso la parrocchia di zona, gestita da un bel prete di strada (Luca Argentero), uno di “sinistra”, che i poveracci davvero li aiuta. Ovvio che fra varie disavventure, la scintilla mai spenta scocca nuovamente, mentre Monica ha qualche illuminazione intellettuale inattesa e Giovanni comprende come le cose “sostenibili e socialmente impegnate” di cui occuparsi siano davvero altrove. Ma una volta di più saranno i loro due figli adolescenti a fare da ago della bilancia. Commedia farsesca, dai toni mai troppo sguaiati, Come un gatto in tangenziale – Ritorno a Coccia di Morto, è nuovamente diretto da Riccardo Milani ed è interpretata col solito garbo da Antonio Albanese, col suo eloquio sempre forbito, la sua tipica gestualità, il suo sguardo perplesso, paziente, da cui emana un’ intrinseca, incrollabile civiltà ma anche ormai tanta perplessità. Paola Cortellesi, che è anche moglie del regista, mette una fisicità prorompente al servizio del suo personaggio volutamente sopra le righe. Ricompaiono i personaggi dei rispettivi ex-coniugi dei due protagonisti, Claudio Amendola è il solito coattone e Sonia Bergamasco è l’insopportabile radical-chic emigrata a coltivare lavanda in Provenza. Tornano anche le due gemelle Alessandra e Valentina Giudicessa, due non professioniste, una fortunata scelta fatta durante i sopralluoghi per il primo film. Questo secondo episodio è un film nazionalpopolare, perché i film vanno anche fatti per vendere i biglietti, per guadagnarci quando vanno in streaming. Ma siamo a un livello leggermente superiore con il tentativo di fare un discorso civile (che sarà tacciato di buonismo), mentre fa parte di quell’atteggiamento costruttivo, conciliatorio, che si trova spesso nei film di e con Albanese, personaggio che cerca sempre una risposta pacata e conciliante, ragionevole, nella speranza di un miglioramento, di un’evoluzione. E come dargli torto. In fondo, come gli viene sempre rinfacciato, se con la cultura “nun se magna”, forse ogni tanto uno sguardo sulla “grande bellezza” fa bene a tutti e magari uno su mille lo può salvare.

Non spiacevole

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