MovieSushi

Chéri: Ah, l'amour

di

Dopo The Reader, arriva nelle nostre sale un’ altra opera che, messe da parte le ambizioni storiche (la Parigi degli anni Venti qui è mera cornice), si concentra sulla morbosità di un rapporto fra un giovane inesperto (lo “Chéri” del titolo, alias Rupert Friend) e una donna più matura - sia in termini di anni che, soprattutto, di ars amatoria -, decisa a svezzarlo. Ma guai a sottovalutare le conseguenze dell’amore: ci si potrebbe ritrovare prima canzonati da una Kathy Bates in veste suocera, poi subire una crisi sentimentale-esistenziale senza ritorno.

E’ di scena il problema dell’età che avanza inesorabile e trascina nel vortice della nostalgia, di un malessere profondo e insanabile che si perde nei ricordi di vesti ricamate e lenzuola sgualcite. Chi non ha mai imparato a farsi amare anche al di là del proprio corpo. Un corpo che, come tale, è destinato sì a procurare piacere eterno, ma anche a corrompersi, macerarsi, lasciarsi andare ad un decadimento inevitabile – che tuttavia risparmia il fascino senza età di una sempre più notevole Michelle Pfeiffer, ancor più valorizzata dai grandiosi costumi in pieno stile Belle Epoque.

E così, mentre tiene le redini di una storia d’amore come tante (di film su prostitute che s’innamorano e/o donne mature che cedono al fascino di giovanotti incapaci poi di rinunciarvi è pieno il mondo), Stephen Frears si concentra sull’elemento che più colpisce e resta dentro, al di là dello scheletro narrativo: il pathos. E può farlo solo grazie all’intensità interpretativa di due leonesse come Pfeiffer-Bates, capaci di stregare lo spettatore nei loro irresistibili duelli dialettici.

Gli occhi della Pfeiffer, immortalati fino all’ultimo, fanno il resto, restituendo spesso in un solo sguardo il senso di assoluta solitudine di una cortigiana abituata ad amare a pagamento, che un giorno si guarda allo specchio e realizza di essere semplicemente una donna, non così bella, non così felice, destinata piuttosto a vivere l’infame sorte dell’abbandono. C’est la vie: l’amore può morire, mentre il corpo e i suoi piaceri restano a tormentarne il doloroso ricordo.

Costumi e intepreti esaltanti, il resto si fa vedere.

7