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Charlie’s Angels

Gli angeli svolazzano ancora

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Cosa si fa quando si rimette di nuovo mano a un soggetto già ampiamente sfruttato? Non si può che aumentare tutto, calcare la mano si direbbe, virando all’iperbolico là dove già regnava l’esagerazione. Dalla serie tv degli anni dell’innocenza (almeno in quel settore), 118 episodi fra il 1976 e l’81, tornano le Charlie’s Angels e il loro Bosley, dopo la versione del 2000 con Drew Barrymore, Cameron Diaz e Lucy Liu e la serie del 2011, stroncatissima e interrotta dopo quattro episodi. Nell’ottica dell’incremento, l’agenzia per la quale lavorano gli Angeli non è composta solo da loro tre, ma è un’organizzazione mondiale con una miriade di collaboratrici sparse per il mondo, “mercenarie” di lusso addetta a fornire protezione e sicurezza ai clienti più disparati, tutti ad altissimo livello. Questa volta l’avventura ruota intorno a un complotto per vendere al miglior offerente un’intelligenza artificiale, detta Calisto, che nelle mani sbagliate potrebbe fare più danni di un’arma convenzionale. Scrive e dirige Elizabeth Banks che già si era cimentata nella regia con Pitch Perfect 2 e non la si può accusare di avere fatto un trattamento #metoo, come per il remake al femminile di Ocean’s Eleven, perché Charlie’s Angels era già una storia al femminile, anche se il Capo Charles Townsend (quello del quale si sente solo la voce) è un uomo e uomini sono per la maggior parte i vari Bosley. Quindi non ci sembra poi un film così “femminista” come è stato venduto, per cavalcare i tempi che corrono. Film patinatissimo, le ragazze hanno un guardaroba di esagerata eccentricità, con scene d’azione anche troppo spezzettate dal montaggio (la migliore è quella nella fabbrica nella cava), per una canzone del film, Don’t Call Me Angel, si sono messe Ariana Grande, Miley Cyrus e Lana Del Rey, ovviamente c’è una versione di Bad Girls di Donna Summer e riecheggia il famoso tema musicale originale di Jack Elliott. La sceneggiatura rinnova i caratteri (per cui è difficile rivedere nelle tre attrici di oggi i corrispondenti degli anni ’70): qui sono la sempre affamata ragazzaccia Sabina Wilson (Stewart), la nera Jane Kano (Balinska), dalle virili capacità marziali, e la spaurita Elena Houghlin (Naomi Scott), la novizia pasticciona che in effetti sarebbe una topina da laboratorio, in quanto inventrice proprio dell’aggeggio ragione del contendere, ma che non vede l’ora di passare all’azione sul campo. Quanto agli interpreti, citando qua e là, Kristen Stewart, di bellezza stratosferica, fa il maschiaccio simpatico, cosa cui non siamo abituati. Elizabeth Banks si ritaglia il ruolo del Bosley del momento, fra i cattivi vari spiace vedere Jonathan Tucker ridotto a fare il killer robotico del tutto privo di battute. Patrick Stewart si diverte in leggerezza e Sam Claflin fa il miliardario cretinetti. Il Santo è un personaggio che assomiglia al mitico M di Bond, ma che in più dispensa cibi succulenti, massaggi risolutori e massime di saggezza stile Osho. Il resto del cast è disseminato di facce note. Sui titoli di coda cameo di Jaclyn Smith, ex Kelly Garrett, e RuPaul e scene dell’addestramento della novellina Recluta. Charlie’s Angels anno di grazia 2019, è uno di quei film che sembrano un pacco dono, scintillante la confezione e contenuto irrilevante, adatto anche ai bambini per il livello edulcorato di violenza, rispetto a quello che si vede in giro oggi anche sul digitale terrestre, casto e naturalmente Girl Powered, perché mica solo Disney può. Caduto anche lui sotto la mannaia Covid 19, è finito direct to video.

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