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Carrie lo sguardo di Satana: Recensione

di

Lo sguardo annebbiato di Satana

 

Tra la fine degli anni Sessanta e la seconda metà degli anni Ottanta il cinema americano ha vissuto un vero e proprio periodo d'oro. Unitamente, infatti, al glorioso cinema indipendente dei vari Coppola, Scorsese e Friedkin, un'intera generazione di spettatori ha potuto godere del cosiddetto New Horror Americano, movimento cinematografico che ha letteralmente rivoluzionato il genere. Tra i film più importanti degli anni Settanta, forse perché la fonte è un certo Stephen King oppure perché dietro alla macchina da presa c'era l'estro di Brian De Palma, c'è sicuramente da annoverare Carrie lo sguardo di Satana, film che, prima o poi, doveva seguire la stessa sorte di altre ben note pellicole ed essere "rifatto".

A prendersi questa grossa responsabilità (i fan sono tanti ed agguerriti) ci ha pensato Kimberly Peirce, probabilmente a suo agio nel mettere in scena un dramma transgender (Boys Don't Cry), ma totalmente inadeguata nel creare quel genere di ambigua ed inquietante atmosfera necessaria ad un horror psicologico come questo. La storia di Carrie White alla scoperta della sua identità e dei suoi poteri mentali e della sua fanatica madre religiosa, viene infatti narrata con la stessa piattezza monocorde di un serial televisivo riuscito male. Ma se Carrie 2014 proprio non funziona, la colpa è anche di una sceneggiatura che, invece di innovare o "riadattare" la materia originale, ricalca pedissequamente il film di De Palma (soltanto la sequenza iniziale del parto osa qualcosina) banalizzandone nello stesso tempo gli spunti più ambigui ed intriganti in quanto la priorità commerciale è una sola: il pubblico di teenager non può avere dubbi di sorta ma deve capire ogni passaggio in modo netto e cristallino. Se aggiungiamo che la brava Chloe Moretz è troppo bella per risultare credibile nel ruolo della protagonista, il fallimento è quasi completo. Si salva solo Julienne Moore, istrionica ed anche convincente nel ruolo che fu di Piper Laurie.

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