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Captain America: Il primo vendicatore: Oh Capitano! Mio Capitano!

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Nato nel 1941, in piena Seconda Guerra Mondiale, dalla penna di Joe Simon e Jack Kirby, Captain America è entrato da subito nell’immaginario americano come uno dei simboli di lealtà, coraggio e giustizia prima e, viste le sue peculiarità, di self made man (Il Sogno Americano, quello vero degli anni Cinquanta) dopo. Durante la Guerra, le sue avventure sbaraglia-nazisti vendevano milioni di albi ed hanno aiutato un’intera generazione di giovani americani a “fare i conti” con gli orrori del conflitto mondiale. Successivamente, il carisma del personaggio è andato scemando fino a che, negli anni Settanta, il genio di Stan Lee toglie la polvere dal mitico scudo a stelle e strisce reinventando Capitan America nel ruolo del capo dei Vendicatori, un gruppo di supereroi (tra i quali Thor, Hulk e Iron Man) impegnati nelle insidiose battaglie della Guerra Fredda. Ed è proprio con questo passaggio (reso, peraltro, molto bene) che si conclude Capitan America: Il Primo Vendicatore, l’ultimo tassello Marvel che prepara all’evento 2012: The Avengers. E se questo doveva essere il film decisivo verso l’attesissima superhero’s reunion, non c’è che da congratularsi con Joe Johnston per aver portato sullo schermo un Capitan America spettacolare, emozionante, ricco di humour e, soprattutto (ed era il rischio maggiore), non retorico.
Steve Rogers (Chris Evans) è un giovane patriota, ingenuo e dall'animo candido che, nonostante la sua buona volontà, non riesce ad arruolarsi nell’esercito a causa di una salute precaria e di un fisico tutt’altro che atletico. Un giorno, però, il Dottor Erskine (Stanley Tucci) gli darà l’occasione di una vita: sottoporsi ad un esperimento scientifico per il potenziamento delle sue qualità fisiche. Steve accetta e si trasforma nel primo Super Soldato dell’esercito americano che diventerà, poi e quasi per caso, Capitan America e guiderà la battaglia contro la pericolosissima Hydra, divisione nazista di ricerca e sviluppo armi avanzare, comandata da Teschio Rosso (Hugo Weaving).

Nonostante non faccia ancora parte di quei supereroi problematici alla Batman/Uomo Ragno, lo Steve Rogers messo in scena da Johnston (grazie all’ottima sceneggiatura di Christopher Markus e Stephen McFeely) ha cuore e spessore psicologico, due caratteristiche fondamentali per evitare quella retorica nazionalista che, comunque, appartiene da sempre al personaggio. E, infatti, uno dei miracoli degli sceneggiatori è proprio quello di aver confezionato una sceneggiatura bilanciata e brillante capace, anche, di prendersi gioco in modo sottile ma efficace, della stessa retorica militarista e di quella proverbiale (ed innata) “confusione”, prettamente statunitense, tra politica e spettacolo. Chris Evans, dimagrito digitalmente in modo incredibilmente realistico nella prima parte del film, è autore di una prova decisamente convincente e, il suo legame affettivo con Peggy Carter (Hayley Atwell), alla fine, diventa quasi commuovente. Insieme a X-Men: L’inizio, Capitan America è uno dei migliori cinecomix di sempre.
 

Uno dei migliori Cincomix di sempre

8