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É andato tutto bene

di

Emmanuèle si ritrova con l’anziano padre colpito da un ictus. Dopo i primi giorni più angoscianti, le condizioni dell’uomo migliorano, ma senza restituirlo alla normalità precedente. La famiglia è facoltosa, il sistema ospedaliero funziona, l’assistenza e la riabilitazione successiva sono efficientissime. Ma l’uomo, ricco borghese collezionista d’arte, molto amato dalla figlia anche se è sempre stato un padre egoista e manipolatore, non vuole vivere in queste condizioni. Vuole farla finita ed esige che a organizzare la sua volontaria dipartita sia lei, la figlia prediletta. In Francia la situazione non è molto diversa da quella italiana, e pertanto Emmanuèle si trova a dover gestire non solo il dolore per la scelta del padre (al quale sa di non essere capace di opporsi), ma anche tutta la complicatissima macchina organizzativa del luttuoso evento, illegale per di più. Fra alcune frizioni con la sorella, con la madre separata da anni dal marito, e il vecchio ex amante del padre, che in realtà era gay, sorretta solo dal compagno, discreto e civile, la donna porterà ostinatamente a termine quello che ritiene il suo dovere, ma anche il diritto del padre. É andato tutto bene è un film in cui non si piange mai, mai ricattatorio, mai gratuitamente lacrimevole, fedele al libro da cui è tratto (scritto da Emmanuèle Bernheim, scrittrice e sceneggiatrice più volte collaboratrice del regista), nel disegnare gli equilibri di una famiglia squilibrata i cui membri in qualche modo però si sono amati e ancora si amano, a dispetto della sincerità anche crudele con cui si rapportano. Perché non si santifica nessuno, non lo fa la figlia nei confronti del padre, non lo fa il regista nei confronti del vecchio narcisista decaduto, pieno di disprezzo e sarcasmo nei confronti di un mondo che ha sempre disprezzato (mitica la battuta su come facciano a morire i poveracci, visto quanto costa un suicidio assistito). François Ozon, regista il cui nome è una garanzia, dirige un cast perfetto. Sophie Marceau interpreta con sobrietà ed efficacia il suo personaggio, composta e sempre bella quasi suo malgrado. André Dussollier è sublime, con il viso deformato dal trucco a simulare un’emiparesi, odioso e collerico, classista e insensibile, capriccioso e infantile, eppure irrazionalmente più amato di quanto abbia mai meritato. Géraldine Pailhas è la sorella ugualmente ferita ma meno dipendente. La solita glaciale Charlotte Rampling interpreta l’ex moglie e madre anziana, che la malattia rende impenetrabile ai sentimenti. Hanna Schygulla compare brevemente nel toccante personaggio che organizza l’ultimo viaggio. La scelta del vecchiaccio disperatamente edonista è lucida, comprensibile e condivisibile, e merita stima e rispetto il groviglio di sentimenti che la protagonista deve gestire, che ci fanno riflettere sul nostro modo di considerare malattie e morte, sulle contraddizioni paradossali del Sistema, le assurdità di regole cavillose, per evitare conseguenze legali. Ma il film non si erge mai a pamphlet politico a favore del fine vita. Con battute ironiche e qualche gag comica che si inseriscono perfettamente in una narrazione che si aspetterebbe ben diversa, É andato tutto bene è un film civile, toccante e pure (non sembri blasfemo) divertente. Vivere non è sopravvivere e tutti dovremmo poter dire un giorno, grazie, basta così.

Amaro e spiritoso

8