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Botticelli - Inferno: Recensione

di

 Il nostro passato glorioso

Con tempismo perfetto Nexo Digital distribuisce Botticelli - Inferno, quasi in contemporanea con il film Inferno, che ruota intorno al suo notissimo dipinto. Il documentario ricostruisce la storia dell'immaginosa opera, che illustra tutti i gironi danteschi, commissionata a Botticelli intorno al 1440 da Lorenzo di Pierfrancesco de Medici, bis-cugino di Lorenzo il Magnifico, che insieme ad altri 91 doveva illustrare il codice del monaco amanuense Niccolò Mangona.

Questo incarico e l'esecuzione del lavoro avevano procurato al pittore fama universale (e sicurezza economica, si sa come allora la vita degli artisti dipendesse dal favore del Signore-mecenate di turno). Lo stile del documentario è quello tipico dei prodotti della collana Grande arte al cinema, che pur di autori diversi, hanno in comune un approccio di intrattenimento istruttivo che ne amplia il bacino di utenza, con un'intelligente mescolanza fra la vita di Botticelli e il momento storico, e la storia della realizzazione delle sue opere. Non manca quella spruzzata avventurosa quasi alla Indiana Jones, che costituisce uno dei momenti meno noti della narrazione. Le tavole, delle quali solamente otto si trovano negli immensi archivi vaticani, sono in realtà, abbastanza stranamente, custodite nel Gabinetto delle stampe di Berlino. E ci interroga sul come siano approdate là, e legalmente, dopo essere scomparse dal mercato per più di un secolo. Apprendiamo così la vicenda della Famiglia dei Duchi di Hamilton, di enorme ricchezza fino ai primi del ‘900. La loro fastosa magione nella campagna scozzese era strapiena di opere d'arte di ogni tipo, specie dopo l'intervento di uno dei discendenti, il decimo Duca, che sulla fine del ‘700 e gli inizi dell'800 aveva impresso un'accelerazione alla tendenza famigliare al collezionismo. Le tavole di Botticelli sono state acquistate verso la fine del 1800. Ma uno dei Duchi più recenti, il XII, amante delle corse dei cavalli e con la passione per gli yacht a motore, nel 1882 per ripianare i suoi debiti ha dovuto mettere all'asta tutto il patrimonio di famiglia (la grande casa è andata addirittura demolita intorno al 1920). Che è stato acquistato in blocco da un incredulo Friedrich Lippman, direttore del berlinese Gabinetto, che, dopo immani sforzi per racimolare il denaro necessario, ne era entrato in possesso, dopo che le ottanta casse zincate contenenti tutti i tesori dei Duchi andati all'asta avevano affrontato anche un lungo viaggio attraverso il mare. Apprenderemo anche che esiste la possibilità di accedere a parte degli archivi della Biblioteca Apostolica Vaticana, in cui, come dice il cordiale curatore, ci sono cose da vedere che il mondo nemmeno immagina, grazie a Digita vaticana, che sta provvedendo alla digitalizzazione di oltre 40 milioni di pagine, fra cui i disegni di Botticelli, che saranno consultabili online dopo essere passati sotto uno scanner ad altissima definizione, che ha portato a luce dettagli fino a oggi invisibili a occhio nudo (le figure sono di 7/8 millimetri e anche meno, per osservarli nel dettaglio è necessaria la lente di ingrandimento). Le splendide riprese delle nostre più belle città d'arte, dei luoghi che hanno visto fiorire il nostro più ricco periodo, culturalmente parlando, con interessanti dettagli tecnici, interviste con direttori di musei, curatori di collezioni e artisti vari, con stile sempre poco "ingessato", fanno di questi documentari delle splendide operazioni di promozione per il nostro (a fatica, ancora) Bel-Paese. Ci stupiamo sempre che non siamo sistematicamente finanziati dal Ministero della Cultura, che invece dispensa soldi a pioggia anche sulle più inutili e stupide "commedie all'italiana". Sappiamo che nel caso di Leonardo da Vinci -Il genio a Milano i fondi erano stati negati. Suggeriamo un'interrogazione parlamentare sulla competenza del suddetto Ministero. Botticelli - Inferno sarà distribuito in sala il 7, 8 e 9 novembre.

 

 

Interessante, mai noioso

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