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Book Club

L’amour toujour

di

Le protagoniste sono amiche fin da ragazze, storie di vita diverse non hanno impedito che continuassero a ritrovarsi, dall’adolescenza alla “maturità”. Una è una donna in carriera, proprietaria di un hotel di lusso (Fonda) rimasta single; un’altra (Keaton) è ormai vedova dopo un matrimonio di civile ma mai appassionata convivenza; la meno anziana ha ancora un bel marito invecchiato insieme a lei; l’ultima (Bergen) ha divorziato da un marito farfallone e non tocca più uomo da anni. Ma l’età incalza, la pressione sociale pure (guai sentirsi vecchi, meglio la morte). Fonda si concede solo avventure con ragazzi più giovani da scartare subito dopo, ma ritrova un vecchio amore allontanato perché troppo impegnativo, che ancora ovviamente l’ama (un Don Johnson in forma smagliante). Keaton ha del tutto rinunciato e sta per lasciare che le figlie la riducano in una specie di cattività forzata, ma incontra un pilota assai seduttivo che la fa barcollare (Garcia). Steenburgen ama il marito che però è più interessato a tv e moto che a lei, e vorrebbe ritrovare la passione di un tempo. Bergen è impegnata sul lavoro (si è impegnata, ha fatto carriera ed è diventata giudice di corte federale) invidia il marito che si è messo con una giovanissima oca, ma proprio non riesce a lasciarsi andare a nuove avventure, anche se ci prova cercando partner online. Cosa darà mai una scossa alle rispettabili Signore? Ma la lettura di 50 sfumature di grigio (e successivi colori). Che dire? Patetica l’idea di far passare la rinascita esistenzial/sessuale delle mature signore attraverso la lettura del noto bestseller che dell’amore ha una visione davvero trash (e non ci riferiamo all’aspetto sessuale.) Book Club è un’irritante commedia sentimentale per una platea avanti negli anni, ripropone uno schema logoro, scontato: il sesso va bene tutta la vita, anzi guai a farne a meno, piuttosto si ricorre a Tinder, ma i sentimenti Signora mai, vuol mettere se ci sono i sentimenti? Messaggio che con politica correttezza si indirizza a tutti nel film, nel quale quelli più desiderosi di affetti più che di sesso sono proprio gli spasimanti delle protagoniste. Basterà questo a farlo definire un manifesto femminista? Alle quali protagoniste i maschi sono abbinati con fastidioso “razzismo” in base all’avvenenza. Per cui Don Johnson si becca la più bella del reame, la sempre splendida Jane Fonda (incredibile 81enne che passa per sessantenne), Keaton al secondo posto ha in sorte il gigione Andy Garcia (splendida villa con piscina e pure aereo d’epoca personale), Steenburgen e il marito (Craig T. Nelson) sono una coppia ben invecchiata insieme, che deve ritrovare intesa sessuale (quella umana non basta) e la sempre bella Candice Bergen però assai appesantita, colpa imperdonabile, viene invece abbinata a Richard Dreyfuss, ottimo attore ma invecchiato non benissimo, e addirittura al simpatico caratterista Wallace Shawn, decisamente racchio però. Insomma, fosse una cosa seria, ci sarebbe materiale per #metoo. Confezione patinatissima, fotografia generosamente flou.

irritante

5