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Bleed: Recensione

di

 Sanguinare per mestiere

Nel 1991 il pugile Vinny Pazienza, ex peso leggero, diventa campione del mondo nella categoria dei superwelter. Poco dopo resta coinvolto in un incidente stradale drammatico, in cui riporta una profonda incrinatura di una vertebra del collo. Decide di non rischiare un'operazione ma di farsi ingabbiare in una struttura metallica che tenga immobile il collo. Fissata alla calotta cranica con viti che arrivano fino all'osso, gli provoca dolori terribili e sofferenze costanti.

Ciò nonostante inizia ad allenarsi, perché la sua esistenza è definita dal suo mestiere e il suo mestiere è quello del pugile. Dopo soli 14 mesi di incredibili sacrifici, con il supporto totale del coach Kevin Rooney, affronta il medio Luis Santana e lo sconfigge. Contro Roberto Duran, il famoso "mano di pietra", nel 1994 Vinny si riprenderà il titolo. Bleed racconta una storia vera, nei suoi limiti esemplare (solo chi cade può rialzarsi), un film diretto con mestiere da Ben Younger, con una prestazione convinta da parte di tutto il cast, un compito insomma eseguito diligentemente, con scene di combattimento girate in modo efficace. Eppure il risultato si lascia guardare ma non rapisce. Un buon film sul pugilato ma non uno di quelli memorabili. Ben descritto il nucleo famigliare pittoresco, italo-americani del Rhode Island, senza coloriture esageratamente "pittoresche", attenta la caratterizzazione del famoso allenatore Kevin Rooney (Aaron Eckhart), cui Pazienza deve molto. Forse senza l'incidente e il conseguente calvario non sarebbe arrivato a tanto, si sarebbe perso come molti, incapace di governare il successo, di controllare il flusso dei soldi, come poi ha rischiato di fare nella realtà, in una vita afflitta dalla dipendenza da sesso e gioco d'azzardo. Curiosamente il film è stato realizzato quasi in contemporanea con il film dedicato a Roberto Duran, Hands of Stone, qui ancora inedito. Produce anche Martin Scorsese appassionato dell'argomento.

Una storia vera

6