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Bentornato Presidente

Bentornato per davvero

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Ritroviamo il brav’uomo della strada Giuseppe Garibaldi, che era diventato Presidente della Repubblica nel film del 2013. Ma si era poi subito ritirato nelle sue montagne, a pescare trote e raccogliere porcini insieme all’amatissima figlioletta battezzata Guevara e alla ancor più amata moglie Janis. Che però, da ex addetta al cerimoniale del Quirinale, sopporta il bucolico isolamento per otto anni, troppo tempo per una donna in carriera come lei, appassionata al rispetto delle regole dello Stato. E su quel versante, i tempi sono bui. Lo lascia e se ne torna a Roma con la bambina. Abbandonato da tutti i suoi affetti a Peppino non resta che seguirla nell’aborrita capitale, dove è un attimo ritrovare la popolarità di un tempo, che lo porta dopo varie avventure a diventare addirittura Presidente del Consiglio. Intorno a lui il panorama politico è quello dei nostri terribili pur se risibili tempi. Esattamente come nel primo film, anche ai “nuovi” politici sta sulle scatole questo signore così naif, incline alle gaffes, pragmatico ma illuso (o almeno così lascia credere) più preso dalla necessità di riconquistare l’amata Janis che di governare (ma figurarsi) l’ingovernabile paese Italia. Invece di fare il vaso di coccio fra due “leader” scatenati nella ricerca di predominio, fra due litiganti il terzo se lo godrà, sfruttando accuratamente il Sistema. L’immaginazione al potere insomma, come già nel film precedente, ma con una marcia in più. Bentornato 2 è infatti uno dei casi in cui il secondo episodio è migliore del primo, più divertente, più brillante, con una satira di alcuni nostri noti volti politici esilarante, ben più spiritosa e appuntita del solito. Niente a che vedere con la bolsa presa in giro di un film come Natale a 5 stelle, che si poneva un obiettivo similare (tentativo fallito in pieno). Come il primo, anche questo secondo film è sceneggiato e scritto da Fabio Bonifacci (insieme a Nicola Giuliano), uno dei nostri scrittori di cinema più attenti alla realtà attuale, che si conferma essere l’unico capace di scrivere surreali ma realistiche commedie, divertenti e con un retrogusto amaro (perché il messaggio conciliatorio finale non inganni, nella scena sui titoli di coda le cose vengono rimesse subito al loro posto). Nella storia del primo si potevano trovare echi di classici del genere come Oltre il giardino di Hal Hasby con Peter Sellers ma soprattutto del mitico Mister Smith va a Washington di Frank Capra (1939), mentre questo sequel si rende indipendente dai precedenti con una lettura della situazione italiana davvero comicamente (tragicamente) puntuale. Ma anche la regia Giancarlo Fontana, Giuseppe Stasi (Inception_Berlusconi, Metti la nonna in freezer) è ottima, ritmatissima, con un gioco di montaggio che si fa notare. Il cast è all’altezza, Sarah Felberbaum subentra a Kasia Smutniak nel ruolo di Janis, i leader sono Paolo Calabresi (Precedenza Italia) e Danilo Stella (Movimento Candidi), mentre Antonio Petrocelli è un sornione Presidente, incrocio riuscito fra Napolitano e Mattarella. Pietro Sermonti è un ambiguo uomo del sistema. Il resto del merito va tutto a Claudio Bisio, con la sua tenerezza stranita, quel suo essere sempre sul pezzo ma sempre dal di fuori, un uomo che sembra un tontolone ingenuo, mentre è uno con le idee chiarissime (come attore e come personaggio). Insomma, consigliato.

Divertente, per davvero

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