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Baywatch: Recensione

di

Tenere pulita la baia

Qualche volta di Hype si muore. Cos'è stata la serie tv Baywatch, in cui bagnini muscolosi e abbronzatissimi (non erano ancora anni di demonizzazione dei raggi solari) e procaci e atletiche bagnine salvavano vite, risolvevano risibili casi di "nera" e si aggrovigliavano nelle loro altrettanto risibili vicende personali nelle sempre mitizzate spiagge di Malibu e Santa Monica, Los Angeles, fra il 1989 e il 2001, sull'orlo degli anni dell'edonismo reaganiano?

Erano evasione senza sforzo intellettuale, rassicurante riproposizione di luoghi comuni, gioia per gli occhi di maschi e femmine, modello da perseguire con sedute in palestra, sogno a occhi aperti di vacanze con i tramonti di estati senza fine. Questo per i nostalgici della serie, non sappiamo delle nuove generazione che possono averla recuperata su DVD o su Youtube, probabilmente solo per rendersi conto se Pamela Anderson fosse davvero quel sensazionale oggetto del desiderio che si favoleggiava e David Hasselhof fosse quel monumento al kitsch che pure si diceva. Incontriamo il mitico Mitch, che il sempre travolgente Dwayne Johnson, ottima scelta, che eroicamente gestisce la sua spiaggia, i suoi bagnanti, la sua baia, la sua fetta di città insomma. Dove la lenta e tonta mano della vera legge non arriva, arriva lui, pragmatico e molto, molto americano in questo suo atteggiamento. La spiaggia è il suo backyard e decide lui cosa ci succede e come tenerlo pulito (non è che gli diamo torto, in fondo vorremmo tutti poter fare così). Lo circondano i suoi adoranti collaboratori e collaboratrici e lo sostiene l'amore e la stima dei concittadini. Ma arriva un nuovo potenziale gallo nel pollaio, Matt Brody (uno scolpitissimo Zac Efron), uno che ha vinto due volte medaglia d'oro per il nuoto alle Olimpiadi, che poi ha fatto una figuraccia sotto le telecamere di mezzo mondo e deve riguadagnarsi una verginità. Ha sbagliato i suoi conti, ovviamente, pensando di piegare alle sue esigenze meschine la grandezza di Mitch e soci. Che invece una lezione dopo l'altra gli insegneranno come si vive con coraggio e dignità, all'interno di una grande Famiglia (Toretto docet). Insieme sgomineranno una perfida indiana (ah questi immigrati!), che dal suo hotel di lusso vuole espandersi nell'area, per poter speculare e spacciare droghe a suo piacimento, avendo corrotto politici e poliziotti (il poliziotto che osteggia Mitch però non è corrotto è solo stupido). Tutti i personaggi sono autoironici ma non fino in fondo, perché in effetti sono davvero eroici cittadini modello che lottano contro malvagi, disonesti e inetti e in questo la nuova sceneggiatura è rispettosa e fin troppo dell'originale, che di autoironico aveva ben poco, l'ironia era negli occhi di chi guardava. Ma la presenza fra gli sceneggiatori, oltre agli autori originali Michael Berk, Douglas Schwartz e Gregory J. Bonann (che bagnino lo è stato per davvero), di altri quattro personaggi più due, fra soggetto e sceneggiatura, lascia supporre qualche contorsionismo nell'elaborare una trama valida. La produzione ha scelto di ricreare Emerald Bay nelle vicinanze di Miami e poi a Savannah e si nota e delude molto. Gli effetti speciali non sono specialissimi, ma forse è voluto, come citazione dei tempi del "telefilm", e le gag valide sono davvero poche, al di fuori delle battutine indirizzate dal "grande" Dwayne a Zac Efron, che ne subisce di ogni. Camei di David Hasselhoff, due, e uno, brevissimo, di Pamela Anderson. Sui titoli di coda qualche scena di errori sul set e finale con David. La colonna sonora assembla un sacco di hit presenti e passate, anche con humor. Qualche volta l'hype uccide, dicevamo. E così troppo atteso, arriva Baywatch il film, che diverte ma non quanto previsto, quanto desiderato, perché Seth Gordon frena sul trash, sorvola sul kitsch, esclude il demenziale e mette in scena una versione politicamente quasi corretta, che dopo un incipit promettente si spegne in quella che vorrebbe essere l'avventurosa risoluzione di un caso di cui in fondo non importa a nessuno, con la "formazione" dell'auto-riferito Matt. Giganteggia in ogni senso Dwayne Johnson, che maltratta affettuosamente un muscolosissimo ma in confronto minuscolo Zac Efron. Le ragazze sono belle (e ci mancava pure quello, sono Alexandra Daddario e Kelly Rohrbach) ma non hanno la sensualità esagerata degli originali, anche perché questo film sembra insistere di più sulla "fisicità" maschile, accessori compresi. Non manca l'inevitabile cicciotto, che fa sempre tenerezza e consola lo spettatore medio. L'effetto nostalgia potrebbe rigare gli occhi d'amore a quanti con quella serie rimpiangono in effetti quegli anni, come in genere accade a fenomeni di cultura pop mitizzati ad ogni costo, anche al di sopra dei loro meriti, con conseguente esaltazione di ogni prodotto che poi ne faccia citazione, rimando, copia. Non si deve dimenticare però che esistono anche spettatori "nuovi" e ci si chiede come si pongano davanti a film come questo, che non è il primo, che dovrebbero rinnovare fasti passati senza riuscirci, rendendo incomprensibile la fama conseguita/meritata dall'originale.

 

deludente

5