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Attacco al potere 3 – Angel Has Fallen

Chi ha incastrato Gerard Butler?

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Chi l’avrebbe mai detto che la serie di film Attacco al potere, che definire commerciale/trash sarebbe un grosso complimento, sarebbe arrivata al suo terzo capitolo? Dopo il primo film del 2013 e il pessimo sequel di tre anni dopo, arriva sugli schermi un terzo capitolo e davvero non ce ne diamo ragione. Ritroviamo l’eroico agente Banning, che ci chiediamo cosa debba fare ancora per essere considerato ufficialmente un salvatore della Patria, ancora umile agente dello staff che si occupa della sicurezza del Presidente. Che non può essere che Morgan Freeman (visto che il ruolo di Dio in questo film non era disponibile), che nel secondo capitolo era il Vice. Ma Malvagi misteriosi (mica tanto perché si capisce dopo cinque minuti chi siano) complottano e organizzano un attacco con stormi di droni (prima o poi qualcuno lo farà per davvero), per assassinare il Presidente e (qui ridiamo) far passare Banning per colpevole. Figurarsi, si pensa, uno con la sua reputazione godrà di un minimo di considerazione. E invece al volo tutti lo guardano come fosse un mostro, costringendolo a darsi alla fuga per provare la sua innocenza e scovare i veri colpevoli, che intanto stanno riprovando a far fuori il Presidente. Quindi Banning, pur calunniato e braccato ai suoi colleghi, si getta nell’impresa per il Re, per la Patria ma anche per la sua Famiglia, che ora della fine conterà un membro in più (non diciamo chi, anche se già il trailer fa spoiler). Dubitiamo della conclusione? Il pastrocchio è diretto da Rick Roman Waugh, all’attivo alcuni accettabili action fra cui l’interessante La fratellanza, ma non si può cavare sangue da una proverbiale rapa. Protagonista ancora una volta è un Gerard Butler, indiscusso macho protagonista di molti film d’azione (ma a suo agio anche in qualche commedia romantica), gonfio in viso e meno convincente del solito. Qui è pure costretto a simulare una brotherhood fra il Buono e il Cattivo che gronda ridicola retorica. Al suo fianco oltre a Freeman, troviamo Danny Huston, un contractor che conferma la pessima fama del mestiere, la rediviva Jada Pinkett Smith, che conferma che gli agenti FBI non sono sveglissimi (almeno in certi film). Pier Perabo conferma che le mogli degli eroi sono obbligatoriamente innamorate e fedeli (nei due film precedenti era Radha Mitchell). Tim Blake Nelson, barzelletta del suo personaggio, fa il Vice Presidente. Tutto il film, risibile quanto a meccaniche complottiste di banale assurdità, scene d’azione di prevedibile svolgimento, personaggi squadrati e piatti come figurine, sparatorie da buttare giù case, effetti speciali non da prima linea con esplosioni a caso, ma tante, psicologie da dementi sia fra i buoni che fra i cattivi, si può, si deve guardare come un divertissement di serie b (o lettere più in avanti nell’alfabeto), ben sapendo a cosa si va incontro. E i due film precedenti avevano ben avvisato. Tutto questo però, già degno di sogghigni e sarcasmo, viene letteralmente ammazzato dalla scena subito dopo i primi titoli di coda, di totale inutilità e davvero imbarazzante, specie se si pensa che a chiudere con una battuta penosa è il grande Nick Nolte. E si esce dalla sala chiedendosi perché.

Azione ma senza senso

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