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Amici di letto: Friends with benefits

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Potrà mai la puritana America raccontare in modo davvero spiritoso e anticonformista una normale relazione sessuale fra due adulti? A guardare gli ultimi prodotti commerciali sembra proprio di no (diverso è il discorso per il cinema indipendente o per i film “d’autore”). Così anche Amici di letto, fastidioso titolo per l’originale Friends With Benefits, come si chiamano adesso i “fidanzati” non necessariamente da portare all’altare, è un’altra occasione mancata.

Due tipi, un lui losangelino, intelligente art director, e una lei, newyorkese cacciatrice di teste, entrambi brillanti, autonomi, vite agiate, mestieri interessanti, moderni e spregiudicati quanto serve (ma con ferite pregresse, e chi non ne ha, e famiglie problematiche, idem), si incontrano per lavoro, sono attratti reciprocamente, si trovano bene insieme e decidono, come hanno scoperto sembra da poco e con entusiasmo gli sceneggiatori hollywoodiani, di fare sesso senza impegno. Mentre ci danno dentro allegramente, capitano cose poco avvincenti, tanto per far andare avanti la storia e riempire la canonica ora e mezza circa della durata. Perché dobbiamo ancora specificare cosa succederà? Dobbiamo solo chiederci dopo quali incidenti di percorso, falsi problemi ed equivoci vari i due smetteranno di raccontarsela e ammetteranno di essere caduti preda dell’aborrito sentimento. Sempre il solito messaggio moralista: il sesso senza amore si fa, impossibile negarlo, ma non va tanto bene (qualcuno sullo sfondo agita il ditino). Quindi è ovvio che prima o poi si deve legalizzare la faccenda e mettersi a parlare di Amore Vero. La differenza fra i due status, amiconi che si sollazzano e teneri innamorati, nel film viene esplicitata nell’opposta raffigurazione dei diversi atti sessuali, quelli da “amici” eccessivamente agitati, ginnici e insopportabilmente parlati (ma chi si comporta così durante un rapporto sessuale…), mentre la volta in cui i due giacciono con aggiunta di sentimento, allora si “fa l’amore”, con tenerezza e intensità diversa. Quanta banalità perniciosa.

I due protagonisti, che proprio non riescono a provocare simpatia, troppo costruiti a tavolino, sono Justin Timberlake, bella faccina e bellissimo fisico, qui relegato a fare il principino azzurro, che però ha dimostrato in The Social Network e The Open Road di essere in grado di fare di meglio (e non dimentichiamo il recente Emmy guadagnato con la divertente satira dei Fratelli Gibb al Saturday Night Live). Troppo smorfiosa e ridanciana Mila Kunis (e troppo truccata, abbiamo capito che si punta molto sui suoi occhioni), che fa la simpatica in modo così forzato da ottenere l’effetto opposto. Ruoli minori per Patricia Clarkson e Richard Jenkins, due fra i migliori caratteristi del cinema americano che hanno dimostrato di saper essere grandi interpreti in film come Lontano dal Paradiso, Basta che funzioni, Shutter Island lei, e L’ospite inatteso, Blood Story, Burn After Reading lui, solo per citare alcuni titoli. Woody Harrelson si presta per il ruolo inutile di un redattore gay molto macho. Colonna sonora di gradevoli canzoncine pop. Nel corso del film e sui titoli di coda, si vedono brevi spezzoni di un film con Jason Segel e Rashida Jones.

Amici di letto, pur diretto da quel Will Gluck, già responsabile del simpatico Easy A, è pertanto un film inutile, già visto e irritante. La cosa migliore del film resta il confronto costa Est/costa Ovest, NY/LA in tutto il loro diverso ma pari splendore.

Moralistico e irritante

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