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American Animals

Registi e protagonisti del proprio film

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Siamo a Lexington, nel Kentucky, Stato americano che indubbiamente può acuire il disagio esistenziale insito naturalmente in ogni adolescente, in ogni giovane uomo. Spencer (Barry Keoghan), studente d’arte, già promettente disegnatore, l’unico che avrebbe un mestiere nelle mani, rumina le sue frustrazioni insieme al fidato amico Warren (Evan Peters), a sua differenza un precoce fallito che si è imbozzolato nella cantina dei suoi. Per rifarsi non si sa bene da cosa (tutto è ancora da giocare), decidono di rubare un rarissimo libro di disegni di James Audubon e un testo di Darwin, roba fra l’altro assai voluminosa, libri così rari e noti da essere custoditi senza troppe precauzioni nella biblioteca universitaria. Infatti, una volta rubati, chi mai se li comprerà? Si deve cercare un acquirente all’estero, con una puntata in un mondo di delinquenti veri, incerti sul credito da dare agli sciagurati, ma incuriositi dall’occasione. In seguito si uniscono altri due amici Erik (Jared Abrahamson) il “contabile” del gruppo, e Chas (Blake Jenner) come autista, borsa di studio come giocatore di calcio ma anche lui senza mete soddisfacenti all’orizzonte, oppresso dalla mediocrità del sistema. Entrano nell’organizzazione di un colpo così assurdo da sembrare fattibile per dei dilettanti assoluti, che hanno visto solo troppi film e sul ricalco credono di organizzare un colpo impeccabile. Visto che il film è tratto da una storia vera, non vedremo le vere facce dei protagonisti solo alla fine, ma proprio commenteranno la vicenda in parallelo ai rispettivi interpreti, per dare la loro versione, spesso rassegnatamente discordante, dei fatti, che per tutti hanno avuto conseguenze pesanti. In effetti il loro “colpo” ha davvero cambiato la vita a tutti. Il furto è avvenuto nel 2003 e i veri protagonisti ci mettono con coraggio la loro vera faccia per raccontare, circa 15 anni dopo, come sono finite le loro vite. Che erano vite non difficili, tutto sommato, protetti da famiglie non pessime, ma con troppo scontento fomentato, legittimato da una società che ti incalza a inseguire miti irraggiungibili (o raggiungibili solo da pochissimi), solleticando vanità e ambizioni oltre misura. Gli attori dichiaratamente recitano ma pure lo fanno i reali personaggi, a modo loro, e così noi assistiamo a un film che ci mostra l’idea cinematografica che della loro vita volevano mettere in scena. Ottimo il cast, i due personaggi principali sono affidati a Evan Peters e Barry Keoghan. La decisa bibliotecaria è affidata ad Ann Dowd, assurta a maggiore notorietà come la terribile Aunt Lydia, nella serie tv The Handmaid’s Tale. Dirige e scrive Bart Layton, promettente regista di cui aspettiamo un prossimo film con interesse, dopo il precedente The Imposter, film su un ladro di identità in cui già mischiava attori a reali protagonisti della storia. Bella selezione di canzoni di accompagnamento. Layton non si schiera, chissà davvero come sono andate le cose nel dettaglio, nella chimica degli equilibri di un gruppo di ragazzi. Ma si sottolinea, come fosse emanazione della teoria darwiniana, una caratteristica insita nello sviluppo dell’americano medio, autorizzato nel suo scontento a compiere azioni eclatanti in totale autonomia, anche illegale (quanti cavalieri solitari, banditi in fuga, fuorilegge che cavalcano da soli, abbiamo visto nel cinema e nella letteratura americana). Del resto, la felicità è garantita nella Costituzione o no?

interessante

7