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Altrimenti ci arrabbiamo

Un sequel/reboot impossibile

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Altrimenti ci arrabbiamo, anno di grazia 2022 è il sequel/reboot del film originale del 1974, sequel perché i due protagonisti sono i figli dei vecchi personaggi e reboot perché la ripresa della storia contempla un sequel annunciato infatti nei titoli di coda. Inutile interrogarsi sui motivi che nei decenni hanno fatto diventare “di culto” un film che come tale era inesistente, recitato a smorfie, con una sceneggiatura da storiella dell’asilo, location miserrime e perfino una fotografia così “smarmellata” che oggi ferisce l’occhio. Aveva contato la simpatia accumulata dai due attori Bud Spencer (Carlo Pedersoli) e Terence Hill (Mario Girotti), coppia d’oro per il cinema di un paio di decenni, 18 film insieme, e quell’aura dorata che avvolge sempre i ricordi di un’infanzia/giovinezza (purché felici, è ovvio) e ha indotto i 30/40enni di oggi a elevarlo a livelli immeritati (giudizio soggettivo sia chiaro, ma consigliamo di rivederlo adesso, si trova su Netflix). Quindi gli autori, gli sceneggiatori e i registi della versione odierna, si sono presi una bella gatta da pelare, perché qualunque cosa avessero fatto, avrebbero infastidito qualcuno. Il loro film dopo un breve prologo che spiega il cambio generazionale, rifà pari pari la trama del 1974 (a scrivere la nuova sceneggiatura ci sono Paolo e Manuel Fondato, il figlio e il nipote di Marcello, regista dell’originale, che aveva anche scritto la storia insieme a Francesco Scardamaglio). Avremo la Dune Buggy contesa fra i due, rossa con la cappottina gialla; le sfide a colpi di birra e salsicce; l’amore quasi fraterno fra Carezza (Edoardo Pesce) e Sorriso (Alessandro Roja), ben nascosto sotto costanti liti e manate in faccia; la convivenza dell’officina meccanica di Carezza con un luna park/circo di periferia capitanato dalla tosta Miriam (Alessandra Mastronardi); la contesa con il perfido affarista Torsillo (Christian De Sica), che vuole cacciarli per costruire un grattacielo. Vengono rifatte le gare di rallycross, le sfide gastronomiche, l’inseguimento sulle moto da cross (abbastanza sottotono), le vandalizzazioni degli scagnozzi di Torsillo, la distruttiva rissa finale, il tutto nella costante rivalità fra i due protagonisti. Unica variante, al posto del “consigliori” del cattivo (che era uno spaesato Donald Pleasence) c’è un figlio inetto. Cosa scontenta in questo nuovo trattamento? Il film sconta il fatto di essere appunto un film, perché i registi Antonio Usbergo e Niccolò Celaia, che sono dietro lo pseudonimo YouNuts!, mettono in scena l’elementare storia formalmente molto meglio che 48 anni fa. Migliori sono tutti gli attori, migliore è il complessivo impianto scenografico e infinitamente migliore è la fotografia. Le musiche citano anche Morricone e la storica marcetta degli Oliver Onions (Guido e Maurizio De Angelis) viene rifatta da Zampaglione. Allora cosa non funziona? Che la storia esilissima allora come oggi non regge, che oggi scene d’azione girate a quel modo possono piacere a un bambino di 4/5 anni al massimo, e i due protagonisti non saranno apprezzati perché recitano davvero, a differenza dei due “antenati”. Quindi Altrimenti ci arrabbiamo 2022 sconta il fatto di essere un film migliore, un vero prodotto cinematografico, e non una storiella messa in scena a forza di sgrunt e splash, di grugniti e mazzate, resi con l’audio fastidioso di quel periodo storico (di culto pure lui, ovviamente). Forse consci del problema, i due registi ogni tanto bloccano un fotogramma e lo fanno diventare il disegno di un fumetto, come a dichiarare di aver capito il problema. A margine, potrebbero arrivare polemiche da social sul fatto che si vedano animali da circo (elefanti, tigri) e perché gli zingari in fondo sono ladri. Temiamo che questa rilettura non abbia la potenzialità di attrarre un nuovo pubblico. E inevitabilmente scontenterà gli incontentabili nostalgici. Ma il film andrà su Netflix, quindi non tutto è perduto.

Per bambini (piccoli)

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