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A un metro da te

Sono a due passi da te (cit.)

di

Stella ha 17 anni, fin da piccola è stata afflitta dalla fibrosi cistica, una vita spesa a lottare per sopravvivere, a fare terapie per vivere (lei vorrebbe il contrario, ma non si può). La incontriamo in ospedale, durante uno dei periodici “tagliandi”, come li chiama lei, atti a tenerla in salute in attesa di un trapianto dei polmoni, per cui è in lista da tempo. E’ una ragazza bella, vivace, studia ed è saggiamente presente sui social. Non può però interagire con il mondo esterno più di tanto, perché per evitare ogni contagio deve restare almeno a un metro (se non due) dal suo prossimo, i 5 piedi del titolo originale Five Feet Apart (Six sono quelli della sepoltura, in verticale però). Tutto gestibile, anche se a fatica, finché non incontra un altro ricoverato, Will, stessa età, stesso problema aggravato dalla presenza di un terribile batterio, il Burkholderia Cepacia, uno di quelli che della penicillina fa banchetto e ci ingrassa. Il che rende la sua vicinanza pericolosissima per la ragazza. Quanto Stella è determinata a portare avanti la sua resistenza alla malattia, perché di questo si parla, mai di vittoria, tanto Will è indifferente all’accanimento medico, certo che per lui non ci sia scampo. Attende con ansia di compiere 18 anni, per poter rifiutare le cure e andarsene via a morire come gli pare. E’ ovvio e scontato, ma non del tutto, che l’amore che esplode fra i due cambierà il loro approccio alle cose della vita e anche la conclusione è inevitabile, ma meno scontata del previsto. Al netto delle solite concessioni alla fiction fra ragazzi (i vari festeggiamenti così cinematograficamente sceneggiati), con tutte le carinerie di genere, e sorvolando su alcuni personaggi di contorno già visti (la burbera infermiera, l’amico d’infanzia malato pure lui), A un metro da te è una dignitosa Love Story, dove i malati sono due e non uno solo (come era anche in Il sole a mezzanotte, Colpa delle stelle, I passi dell’amore, Io prima di te, L’amore che resta e molti altri). Tratto dal libro di Rachael Lippincott e Mikki Daughtry e diretto da Justin Baldoni, A un metro da te è certo rubricabile nei “cancer movies” o in generale film dove uno dei protagonisti è afflitto da qualche orribile malattia degenerativa incurabile. Potrebbe servire a imparare a lamentarci di meno, adolescenti lagnosi o adulti risentiti che si sia, perché basta guardarsi in giro per capire che davvero la salute, nostra e dei nostri cari, è la cosa più importante. Inoltre il film ci istruisce ulteriormente sul sistema sanitario americano e sul suo cinismo. Ma per un motivo o per l’altro ci ricorderemo di questa bella coppia, troppo giovane e innamorata, come Giulietta e Romeo divisi non dalle loro famiglie ma dalla diversa gravità della loro malattia. Ce ne ricorderemo anche per la grazia dei due protagonisti, che sono la genuina Haley Lu Richardson e l’assai promettente Cole Sprouse.

toccante

7