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7 uomini a mollo

Et voilà

di

In una grigia provincia francese, in un’anonima piscina il destino fa incontrare un pugno di casi umani, un gruppetto di uomini tutti diversamente infelici, in fase calante sia nel privato che nel pubblico, uno disoccupato, uno scontento della sua azienda, uno prossimo proprio al crollo finanziario, altri in profonda crisi famigliare e di relazione con il prossimo. Qualcuno inghiotte pillole a manciate, qualcuno fa finta di niente ignorando il baratro che si sta aprendo vicino, qualcuno continua a credere in sogni appassiti. Tutti hanno trovato rifugio nella pancia calda della piscina, dove fingono di impegnarsi sportivamente. Nessuno ha coraggio di compiere il gesto decisivo per cambiare. Come uscirne? Sincronizzandosi, ma in che senso? Nel senso del nuoto, e sincronizzato a suon di musica, che chi l’ha detto che sia solo per donne (o, orrore, per gay). Forse solo così daranno luogo a un insieme capace di muoversi armoniosamente all’unisono, che si adatta all’ambiente circostante, in un movimento agile e leggero. Hanno un’allenatrice, una donna anche lei gravata da ferite precedenti, il solito caso di chi guida gli altri senza sapere guidare se stesso. L’impresa sembra oggettivamente impossibile, visto lo stato fisico e mentale dei componenti la raffazzonata squadra. E allora perché non tentare l’impossibile? Gli sciagurati si iscrivono addirittura al campionato mondiale, che si tiene in Norvegia. Sul solito furgone scassato, da manuale, la compagnia dei perdenti parte per affrontare la sfida della vita. Non ci crede nessuno, perfino loro mentre si dibattono nel grigiore della vita quotidiana, sono consci della loro eccentricità, fra parenti che li disprezzano, dipendenti perplessi, colleghi sarcastici, mogli in apprensione, figli scettici. I baldi nuotatori capiscono di essersi imbarcati in un’impresa superiore alle loro modeste forze. Ma vivono l’avventura come fosse vera e da questo trovano coraggio per affrontare i risvolti più oscuri delle rispettive esistenze. Il film è l’esordio alla regia dell’attore Gilles Lellouche, che anche co-scrive la sceneggiatura, che in origine aveva come titolo il più preciso Le grand bain. Non c’entra nulla Full Monty, citato nei manifesti del film, qui non c’è politica, qui ci sono uomini messi al margine da vari motivi, più personali che sociali: tutti diversamente hanno perso il tram dell’integrazione ai modelli standard di questa società. Un colpo di reni però la sorte ogni tanto lo concede, anche se a prezzo di duri sacrifici. Poi qualcosa cambierà? Forse sì, forse per poco, ma vuoi mettere certi attimi di soddisfazione. Sulle note di una selezione di belle canzoni, un ottimo cast, un gruppo di attori tutti molto noti e amati, compensa certe convenzionalità di scrittura, certi luoghi comuni del genere. Ogni tanto, diomio, fateci vedere che anche da sottacqua si può tirare un attimo fuori la testa e rifiatare.

piacevole

7