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3/19

Un borghese sulla via di Damasco

di

Di cosa parla il nuovo film di Silvio Soldini, dopo Il colore nascosto delle cose, che risale al 2017? Camilla (Kasia Smutniak) è un’affermata avvocatessa che tratta fusioni aziendali miliardarie. La vita professionale è sempre stata col coltello fra i denti ma ricca di soddisfazioni, come carriera e stile di vita, anche se in costante lotta con il maschilismo aziendale. La vita privata invece è un deserto, con una figlia estranea in casa, un ex marito ormai archiviato da tempo, un comodo amante sposato, così non c’è il rischio di troppi coinvolgimenti. Una notte dopo lite con un collega, finisce quasi investita da uno scooter, uno dei due resta ferito a terra, l’altro fugge. Si tratta di immigrati clandestini, non importa a nessuno, per lei non c’è nemmeno l’ombra di un coinvolgimento a livello legale. Ma l’evento fa da detonatore per una donna già in crisi, che cade preda di inattesi rovelli squisitamente morali, prima sempre accantonati. La tocca la mancanza di interesse nel compiere indagini, per dare almeno un nome alla vittima, e Camilla si coinvolge sempre più in un’indagine personale, aiutata da un dipendente dell’obitorio (Francesco Colella), che ovviamente resta folgorato dalla donna, così diversa da lui, dal suo mondo. Perché di mondi ce ne sono tanti e tutti si sfiorano senza incontrarsi. Camilla, cercando l’identità del morto, troverà la propria. Del film si percepisce la buona volontà, il discorso civile, la metafora rispetto ad altri tragici eventi che periodicamente avvengono. Ma è la costruzione generale a non convincere. La donna compie azioni cha da avvocato (ma anche da cittadino ragionevole) gridano alla follia e tutta la sua “redenzione” è di maniera, assai già vista. 3/19 (terzo morto non identificato del 2019, anno in cui si svolge il film, così viene catalogato il ragazzo) parla di due diversi argomenti: la presa di coscienza di una rampante donna in carriera, che prende atto del proprio scontento esistenziale, che ha radici lontane, e trova il coraggio di riconoscerlo e affrontarlo; l’ulteriore presa di coscienza, a livello più alto, dell’esistenza di mondi paralleli che mai si incontrano. Quello dei ricconi e quello dei miserabili, le grandi aziende e i centri sociali per i poveretti, la Milano da bere e l’immigrazione, l’ingiustizia sociale insomma. Argomento nobile, anche se assai trattato. E spesso dal punto di vista del borghese colpevole di ignoranza, di indifferenza, di inazione. Vista la conclusione del film di Moretti, con la rinascita esistenziale di Margherita Buy che seguiva un percorso quasi identico, per capire cosa vogliamo dalla vita, per ripulirci la coscienza, dobbiamo virtuosamente frequentare i luoghi dove gli invisibili diventano visibili, anche senza arrivare agli eccessi della protagonista, e abbinarci anche sentimentalmente a chi questa strada virtuosa l’ha scelta proprio come mestiere? 3/19 piacerà a un pubblico borghese come la sua protagonista, che ne loderà le buone intenzioni. Magari uscendo dalla sala facesse qualcosa di concreto. Alla fine sembra che il messaggio sia: amare, chiunque, non solo una persona, ma tutta la società, vuol sempre dire non dover chiedere mai scusa. Ma anche non accontentarsi di questo.

Ipocrita senza volerlo

6