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1BR

Attenzione ai vicini di casa troppo premurosi

di

One Bed Room (1BR), nel linguaggio delle agenzie immobiliari, significa un appartamentino con una stanza da letto. Questo prende in affitto Sarah, in un piacevole quartiere ai piedi della collina su cui campeggia la candida scritta Hollywood (potrebbe essere Los Feliz). Nell’edificio, costruito intorno a un bel cortile interno, aleggia una pace idilliaca, tutto un cinguettio di uccellini, vicini educati e premurosi, fra cui una vecchia ex attrice traballante, un manager del condominio gentilissimo, un giovane vicino di casa carino e amichevole. Tutti sembrano molto legati fra loro, in questo condominio unito, solidale. Poche regole, niente sigarette e niente animali domestici. Sarah è una ragazza per bene, in fuga da dolori famigliari che si intuiscono, aspirante costumista in cerca di una dichiarata second chance, per campare fa la stagista in un anonimo studio legale. Cerca un posto dove rinchiudersi in pace, senza disturbare nessuno. Mente solo su una cosa, ha un bel gattone rosso, ma lo terrà nascosto in casa. Le giornate di lavoro sono pesanti e frustranti ma nemmeno la notte Sarah può riprendersi, perché la casa risuona di cigolii, scricchiolii, tonfi e si verificano un paio di spiacevoli incidenti, finché la situazione deflagra. La sceneggiatura perde poco tempo nell’introduzione, non gioca molto con indizi e sospetti, velocemente il sogno di Sarah diventa un incubo, mentre viene trascinata in un vortice di orrore e terrore. Ma perché e perché lei? Gli inquilini non costituiscono una comunità dedita al Male in nome di Satana (Rosemary’s Baby) e non sono nemmeno assimilabili al crudele campione di umanità che si accaniva sull’inerme Polanski nell’Inquilino del terzo piano. E non si pensi a sanguinari riti alla Midsommar, anche se qualcosa richiama quel mood. Qui il discorso è diverso e come spesso è accaduto nella storia del cinema, sorprende che qualcosa di così sociologicamente preciso arrivi da un semplice horror, di breve durata, a basso budget, interpretato da attori poco noti. La protagonista Nicole Brydon Bloom si è vista in qualche serie tv (The Affair, Law & Order). Il vicino di casa è Giles Matthey (True Blood, 24: Live Another Day, Once Upon a Time). Il manager del condominio è interpretato dal veterano Taylor Nichols (recentemente visto in Perry Mason, L’ultimo Tycoon), faccia nota di quelle di cui non si ricorda il nome. L’anziana diva è affidata a Susan Davis, lunga carriera di attrice in ruoli minori. A scrivere e dirigere è David Marmor, all’esordio in un lungometraggio (stavamo per scrivere su grande schermo, ma oggi non è il caso) e ci segniamo il suo nome. Non potendo spiegare troppo, per il solito rischio spoiler, ci limitiamo a consigliare la visione di 1BR, che è un horror assai interessante, molto particolare, ricco di tensione, fornito di alcuni passaggi davvero inquietanti, disturbanti. Perché riusciamo a comportarci bene solo se sappiamo che altrimenti saremo sculacciati? Perché le regole se sono solo consigliate non vengono seguite? Sarà davvero necessario un occhiuto, ossessivo controllo? Come mai siamo diventati così chiusi su noi stessi, chini sui nostri device, sulle nostre aspirazioni, da ignorare il resto del mondo? Valori come abnegazione, sincerità, altruismo hanno ancora senso in un mondo in cui deve contare l’individuo anche a scapito della collettoività? Ma a quali miglioramenti porterebbe una società strutturata su valori oggi dimenticati? E soprattutto, potrà scegliere, sarà capace di salvarsi la nostra protagonista, eroica come spesso sono le figure femminili nei film horror? 1BR si chiude con un finale intelligente, che dovrebbe far riflettere, specie ai giorni nostri, dove in tanti sembrano essere incapaci di prendere in mano con decisione il timone della propria vita. Dove un pugno chiuso, anche se non levato in alto come simbolo di un’ideologia, può significare moltissimo. E, in fondo, quello che non strozza… Il film, che è del 2019, esce direttamente su homevideo.

Orrori concreti

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