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12 Soldiers

A cavallo con l’AK

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Nel settembre del 2001, circa un mese dopo il crollo delle Twin Towers, dagli Usa parte alla volta dell’Afghanistan l’unità speciale Alpha 595, i cosiddetti Berretti Verdi, capitanato dal Capitano Mitch Nelson (Chris Hemsworth), per un bliz volta a supportare il signore della guerra Abdul Dotsun (Navid Negahban). Ostile ai talebani, dopo la morte di Massud avvenuta solo due giorni prima, era divenuto il nuovo alleato degli americani nell’area, che dovevano fornirgli soprattutto supporto aereo. In 21 giorni i 12 soldati riusciranno a sostenere Dotsun e ad arrivare al piccolo risultato, piccolo se rapportato al resto che si stava preparando, ma eccezionale se si pensa che fu conseguito combattendo in un contesto per loro anomalo, costretti a galoppare al seguito delle truppe di Dotsun, buttandosi a capofitto in un tipo di guerra al quale non erano preparati, con difficoltà di comunicazione con la popolazione locale a causa della lingua. Ritornati in patria non avevano nemmeno avuto il giusto riscontro perché la missione era segretissima. A distanza di 17 anni arriva il film diretto dall’esordiente danese Nicolai Fuglsig, ex documentarista e fotografo di guerra, tratto dal libro scritto Doug Stanton e prodotto (soprattutto) da Jerry Bruckheimer, a rendere nota la vicenda e a dare visibilità ai partecipanti. Sempre merita rispetto chi si slanci, in buona fede, in un’impresa dettata, imposta, da un evento mostruoso (ma gli aggettivi qui si possono sprecare) come l’11 settembre. Ma resta lo scetticismo (subito dopo la guerra è stata convenientemente, per Bush e Friends, “spostata” in Iraq) e lo stupore per l’ingenua convinzione che sarebbe bastato conquistare la città Mazar-i-Sherif sostenendo l’Alleanza del Nord per sconfiggere Al Quaeda, evitando così un futuro di attentati dei cattivi arabi. Possibile mai? Politica e servizi segreti americani da sempre hanno finanziato a casaccio, in quell’area e non certo solo lì, senza capire neanche la differenza fra sunniti e sciiti, sostenendo dittatori che poi hanno eliminato cruentamente quando è convenuto. Là gli aiuti ai mujaheddin erano stati iniziati dalla CIA durante l’invasione russa negli anni ’80. Resta il monumento agli Horse Soldiers, davanti al nuovo grattacielo al World Trade Center, a ricordare quella che almeno militarmente è stata un’impresa degna di memoria. Il film è migliore nelle scene di guerra, di documentaristico realismo, che nelle parti dedicate ai soldati e ai rapporti con le famiglie e con i commilitoni, assai di maniera, nella linea della consolidata retorica della Band of Brothers. Meglio anche lo scontro di culture che si adombra nel rapporto complicato fra il Capitano americano e il Generale afgano, personaggi davvero lontanissimi, due concezioni della guerra del tutto diverse. E interessanti le immagini dei combattimenti, nel loro assurdo mix medioevo-contemporaneità, con B52 a sganciare bombe devastanti ma imprecise su gente armata di bazooka, razzi e AK 47, con i Marines a galoppare sulle aride montagne come Lawrence d’Arabia. Il film offre comunque diverse valide scene di combattimento, fra cui alcune cariche a cavallo, davvero stranianti, ben girate. C’è anche un certo semplicismo nell’opporre signori della guerra nobili e buoni che rimpiangono i tempi in cui si andava al cinema con le donne senza velo e altri malvagi e sanguinari che ammazzano le maestre solo perché insegnano a leggere e scrivere. Interpretazioni di conveniente routine da parte di un cast di facce note, fra cui spicca il divo Chris Hemsworth, con la sua faccia da americano bello, bravo e buono. Vedere Michael Shannon fare il militare tradizionale, tutto d’un pezzo, resta vagamente straniante. 12 Soldiers, in originale 12 Strong, non è Black Hawk Down, non è Lone Ranger e nemmeno 13 Hours, è un convinto omaggio a dei bravi soldati, che non si interrogano, non hanno dubbi, usi “obbedir tacendo e tacendo morir”, che è tutto quello che si chiede a un soldato. Come per i film sopra citati, non ha senso risalire alle radici del peccato originale, gli americani sono lì e devono salvare e salvarsi. Il resto è letteratura. Può sembrare un film di guerra come se ne facevano una volta, quando non ci si interrogava troppo e i buoni erano buoni e basta (americani in generale) e la ragione stava granitica solo da una parte (la nostra). Bei tempi. Oggi si è molto più critici e ci si infastidisce del manicheismo, della semplificazione di situazioni molto più complesse. Il patriottismo oggi va bene solo per casa proprio, forse.

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